Day: 3 aprile 2012

Un albero milanese, trasformato in bacheca

Un albero dall’ara assetata (insieme ad altri 9 fa parte del “bosco” voluto dalla precedente amministrazione nella China Town milanese).
Un cittadino (o una cittadina vista l’ottima grafia) che attacca su quella pianta (ma anche sulle altre) un appello: bagnatele.
Fin qui tutto molti milanese.
Ma i social network sembrano ora aver condizionato anche le polemiche “stradali”.
E così qualcuno (ma anche qui, forse, qualcuna) prende carta e pennarello e replica, commenta, cita il tweet. Dando spiegazioni tecniche e finendo all’arancione: perché non te ne occupi tu?
Quattro foto, scattate poco fa.
Per raccontare una piccola storia. E soprattutto quella grande: neanche oggi qui è piovuto.
Ad maiora

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Annaviva contro l’estradizione di Ivan Kostin in Russia. L’appello della moglie Viktoria

Oggi conferenza stampa di Annaviva a Milano contro l’estradizione di Ivan Kostin, detenuto in Italia, verso la Russia.
Questo l’appello della moglie:

E questa la storia.
Contro Ivan Kostin, cittadino russo, classe 1974, pende un mandato di cattura internazionale. È un imprenditore. Si occupa di produzione e vendita di cognac.
Un giorno del novembre 2011 ha la cattiva idea di arrivare da Israele a Milano per una mostra enologica.
Viene arrestato in albergo e sbattuto a San Vittore per un mese e mezzo.
La giustizia russa lo accusa di aver rubato un enorme numero di bottiglie di cognac, per un valore di milioni di rubli, dalla fabbrica di Stavropol (nel Caucaso russo) nella quale lavorava e di cui era proprietario al 30%. Il furto sarebbe avvenuto senza che nessuno delle centinaia di dipendenti si accorgesse, naturalmente, di nulla.
I problemi per Ivan sono sorti quando muore il padre che aveva fondato l’azienda di liquori. Ivan eredita molte azioni e rifiuta di venderle (a prezzi stracciati) al socio. Ricco e potente. Che lo denuncia per furto. L’inchiesta parte nel 2008.
Si susseguono investigatore e inquirenti che chiedono l’archiviazione. Fino a che si trovano un poliziotto e un magistrato che decidono che Ivan è un “criminale” e che va processato. Anzi, va arrestato anche prima del processo.
Spiccano un mandato di cattura internazionale. Che scatta quando Kostin arriva a Milano, si registra in albergo e la mattina trova le forze dell’ordine alla porta. In Israele, dove era legalmente registrato insieme alla famiglia e lavorava, nessuno ha mai cercato di arrestarlo.
La madre di Mikhail Khodorkovsky, prigioniero politico nella Russia di Putinn, incontrando i militanti di Annaviva ha spiegato che sono almeno trecentomila i russi perseguitati per ragioni economiche.
L
Siamo soddisfatti che, alla prima udienza, la giustizia italiana abbia chiesto a quella russa un supplemento di documentazione prima di valutare l’eventuale estradizione.
Ci auguriamo che questa sarà respinta nell’udienza del 29 maggio.
Qui una parte della conferenza stampa organizzata da Annaviva presso l’Ostello Bello di Milano.
Sono le parole, accorate di Viktoria, la moglie di Kostin.
Al cui appello ci associamo.
http://www.annaviva.org

Ad maiora.

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Andrea Riscassi:

Condivido. E aggiungo che l’immoralità sta anche nel fatto che lo Stato si cibi, così dei suoi cittadini/scommetitori

Originally posted on Caffeinainchiostroecaos:

Non so voi ma a me ci sono delle pubblicità che a guardarle mettono davvero i brividi. E non sono quelle dei bambini denutriti o dei cani abbandonati. Quelle anche. Ma in queste settimane a farmi da turba a ogni piè sospinto è stato lo spot del gioco  Lotto, con la sua musichina orecchiabile e il suo testo che è tutto un programma.

Poi stasera ci si mette anche questo video che ho casualmente beccato in rete e  ha provocato in me una forte ondata di sdegno che voglio condividere.

http://www.youtube.com/watch?feature=player_detailpage&v=iPMsZyw7Kro

Sia chiaro: non voglio fare la moralista e non invidio il ragazzo sopra. Quello che mi chiedo è: a che livello ci siamo ridotti? Che generazione stiamo portando avanti?!  Io e tanti colleghi/amici, che non apparteniamo al pleistocene, siamo cresciuti  con il terzetto “sacrificio/sudore/lavoro”. Evidentemente qualcosa nella ricetta non ha funzionato se buona parte di noi non ha ancora…

View original 251 altre parole

L’ambasciatore Usa in Russia, assediato dai giornalisti, perde le staffe

L’ambasciatore americano a Mosca, Michael McFaul, ha denunciato di sentirsi osservato e controllato. Sopratutto dai giornalisti vicini al regime:

http://www.iltempo.it/adnkronos/?q=YToxOntzOjEyOiJ4bWxfZmlsZW5hbWUiO3M6MjE6IkFETjIwMTIwMzMwMTAzNjQ1LnhtbCI7fQ==

Un’intervista un po’ insistente gli ha fatto perdere le staffe e definire la Russia “paese di selvaggi”: Salvo poi (come un Monti qualsiasi) accusare la cativa traduzione (anzi, la sua cattiva conoscenza della lingua russa):

http://blog.quotidiano.net/baldini/2012/03/30/russia-paese-di-selvaggi-ambasciatore-usa/

Insomma, il clima da guerra fredda (“riferirò a Vladimir”) prosegue.

Se volete seguire l’ambasciator fumantino su twitter lo trovate qui: @McFaul

Ad maiora.

Come ti scalo un grattacielo di Stalin

Chiunque vada a Mosca non può non vederle e ammirarle. Sono i sette grattacieli di Stalin. Le Sette Sorelle sono il più alto esempio di architettura sovietica:

http://it.wikipedia.org/wiki/Sette_Sorelle_(Mosca)

Ieri un alpinista ha scalato quello che si trova sul lungofiume Kotelniceskaia, costruito nel 1952  nella parte orientale della capitale russa. 

Pprotagonista della scalata è Goodoc13 che ha raggiunto quota 176 metri arrampicandosi con l’aiuto di una fune sul monumento, dove ha accarezzato anche l’emblema sovietico con falce e martello. Questo il video yt per quella che lo stesso alpinista ha definito l’impresa più pericolosa della sua vita:

http://youtu.be/K9EICyaEJq0

Alla fine c’è anche l’invito a chi guarda il video a non ripete l’esperienza.

Ad maiora.

Incendio a Mosca, le vittime sono immigrati tagiki

I gruppi nazi, ma anche solo quelli nazionalisti spesso danno loro la caccia durante le feste nazionali. Eppure gli immigrati ex sovietici presente in gran numero a Mosca sono, da sempre, parte integrante del panorama umano russo.

Non è quindi un caso che la strage di operai scoppiata nella notte nella capitale russa abbia come vittime tutti immigrati: diciassette i cittadini di origine tagika e uzbeka morti nel rogo.

Una fine agghiacciante: i lavoratori stranieri dormivano in una baracca di lamiera senza finestre. “Una situazione di promiscuità terribile, su brande sovrapposte su quattro livelli”, ha spiegato un portavoce della protezione civile moscovita.

In Russia la primavera non è ancora arrivata e ieri gli immigrati avevano acceso una stufetta elettrica, il cui corto circuito è forse all’origine della strage. Quando le fiamme si sono sprigionate, quanti abitavano nella baracca si sono trovati senza vie di fuga e sono morti carbonizzati.

Le pessime condizioni di vita e di lavoro delle vittime sono abbastanza diffuse in Russia tra gli immigrati provenienti dalle ex repubbliche sovietiche dell’Asia centrale, impegnati generalmente nei lavori più umili, soprattutto in cantieri e mercati.

Nella capitale russa vivono dieci milioni di persone. Mosca è la prima città europea per numero di abitanti.

Ieri un incendio in quello che dovrebbe diventare il più alto d’Europa non ha provocato vittime.

Ad maiora.