BIELORUSSIA, COME USCIRE DALLA PRIGIONE DI LUKA

Il blogger bielorusso Evgenij Morozov (che il 10 novembre sarà a Genova per il Festival della scienza) sta dividendo il mondo dei media on line. Il giovane ricercatore di Stanford nel suo nuovo libro “The Net Delusion: The Dark Side of Internet Freedom” sostiene che molte dittature riescono a essere ancora più penetranti nelle vite degli altri grazie ai social network:

http://archiviostorico.corriere.it/2011/ottobre/30/Rete_bucata_Facebook_Twitter_limitano_co_9_111030046.shtml

Venerdì sera, con Annaviva, ospiteremo a Milano (Ostello Bello, via Medici 4, ore 18.30), l’avvocato e difensore dei diritti umani Vera Stremkovskaja e Natallia Radzina, giornalista del sito on-line Charter 97:

http://charter97.org/en/news/

Proprio le inchieste sul regime bielorusso sono costate a Natallia il carcere un anno fa. Ora è riuscita a sfuggire agli arresti domiciliari e a trovare rifugio in Lituania, dove continua la sua attività di controinformazione su quel che accade a Minsk. Le autorità lituane le hanno concesso un visto di cinque anni. E’ convinta che prima che scada, tornerà a fare la giornalista in una Bielorussia libera e democratica.

Quando col collega Valter Padovani andammo a Minsk prima delle fallita “rivoluzione dei jeans” intervistammo Vera (che ora è rifugiata in Svezia). Per seminare il locale Kgb, abbiamo dovuto cambiare tre o quattro autobus, scendendo e salendo su diversi mezzi e con diverse direzioni.

Entrambe saranno due ottime testimoni, capaci di raccontare ai milanesi che vorranno seguirci, quel che accade in quella “prigione a cielo aperto” che è la Bielorussia. Interessante sarà capire anche come le due dissidenti valutino l’impatto della rete nella lotta ai regimi.

Il clima cupo che si vive in Bielorussia è difficilmente descrivibile. Nel paese in questi anni hanno perso la vita tre colleghi: Dmitrij Zavadskij, scomparso il 7 luglio 200, Veronika Cherkasova uccisa il 20 ottobre 2004 e Aleh Bijabenin, assassinato il 3 settembre 2010.

Anche di questo si parlerà nel convegno di venerdì.

A discutere con le dissidenti bielorusse ci saranno Matteo Mecacci, presidente della Commissione parlamentare diritti umani e democrazia Ocse e Bruno Dapei, presidente del Consiglio provinciale di Milano.

Vi aspettiamo.

Chi sfugge da una dittatura e vive da esule, ha bisogno come il pane del riconoscimento internazionale. Più saremo quella sera, più loro torneranno a casa rinforzate. E più articoli parleranno di loro, più il regime verrà indebolito.

Ad maiora.

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6 comments

  1. noi accogliami i bimbi bielorussi, provenienti dalle zone contaminate da Chernobyl, siamo in contatto con il loro mondo da anni. Vediamo come vivono e penso che in quel paese, come d’altronde in Russia non ci sia il rispetto della vita umana e che i cittadini siano soltanto numeri. Nei villaggi le persone non vivono ma sopravvivono e mi chiedo se veramente si rendono conto di quanto le loro siano vite sprecate. Vengono tenuti nell’ignoranza perchè penso faccia comodo al loro regime, babini di quarta elementare che non sanno ancora scrivere il loro nome o leggere. Penso che l’utilizzo della rete possa essere una ottima possibilità per diffondere idee nuove anche se mi dicono che tutto è controllato ompreso internet. Io sono di Correggio e non potrò essere certamente a Milano, ma lo sarò con il cuore e la testa, buon lavoro e per le due giornaliste: “capisco che sia dura e pericoloso ma non mollate”.

    1. IO CI VADO SPESSO IN BY ANCHE NEI PAESI DI PROVINCIA E VEDO CHE LA GENTE VIVE LAVORA COMUNEMENTE,
      LE SQUOLE E SERVIZI SOCIALI SONO PIU’ EFFICIENTI CHE DA NOI, I RAGAZZI SONO VERAMENTE SEGUITI OLTRE CHE DALLE LORO FAMIGLIE ANCHE DALLO STATO,E CHI E’ PORTATO PROSEGUE NORMALMENTE GLI STUDI ALL’UNIVERSITA’, ANCHE SE FIGLI DI LAVORATORI COMUNI. QUANDO SMETTONO GLI STUDI IL LAVORO C’E’.

      GUARDIAMOCI IN CASA NOSTRA TOGLIENDOCI QUESTA’ PRESUPPONENZA DI SUPERIORITA’ PERCHE’ SIAMO MESSI PEGGIO.
      MARIO.

      1. La Bielorussia è nella sua peggiore crisi economica del dopoguerra. Ma i media locali non possono raccontarlo. D’altronde anche qui un tempo i treni arrivavano in orario e Pertini languiva nelle prigioni.

  2. Vi faccio tanti auguri per questa iniziativa, sono il presidente di una associazione che da anni porta avanti il progetto Chernobyl accogliendo bambini dalle zone contaminate della Bielorussia e da anni ci rechiamo nei villaggi e abbiamo avuto più volte l’opprtunità di andare a Minsk e Gomel; tutti gli anni ci stringe il cuore nel vedere come il sistema politico autoritario di Lukaschenko tenga bloccato questo Paese e quanto questo incida nelle condizioni di vita della popolazione e dei bambini dei villaggi in particolare; è urgente una “liberazione” per questo Paese che abbiamo imparato ad amare attraverso i suoi bambini e le tante persone meravigliose che lo abitano.

    1. Grazie per quel che fate. Siamo l’unico paese che ad anni di distanza non ha abbandonato i bambini di Chernobyl al loro destino. Noi, nel nostro piccolo, cerchiamo di non dimenticare quanti vivono in quella “prigione a cielo aperto”.
      Ma quel che fate voi è davvero degno di menzione. Quella parte migliore di paese che viene troppo spesso dimenticata.
      Ad maiora.

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