Day: 5 ottobre 2011

ALLE 18 LA PRESENTAZIONE DI “SENZA PENSIONI”

Dall’ufficio stampa di Chiarelettere, riceviamo e volentieri pubblichiamo.

A stasera!

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STIAMO ALLEVANDO UNA GENERAZIONE DI

SENZA PENSIONI

Walter Passerini e Ignazio Marino

Introduzione di Tito Boeri

Booktrailer: http://www.youtube.com/watch?v=WDXmJiSLaD4

Questa sera presentazione a Milano – 5 ottobre ore 18.00 – Feltrinelli Duomo

Intervengono con gli autori: Massimo Fracaro (Responsabile Corriere Economia) e Andrea Riscassi (Caposervizio Rai Milano)

Chiarelettere, Collana Reverse, pp. 192, euro 13,90

IN LIBRERIA DAL 29 SETTEMBRE

PRETESTI

“Siamo alla vigilia dello scoppio della bomba previdenziale e nessuno fa niente. Questo è il problema.”

 “Tagli ai costi della politica. Ci piacerebbe sapere come andrà a finire per quei 1813 deputati pensionati,

e i rispettivi 484 familiari che godono della reversibilità, che percepiscono un vitalizio in media di 6350 euro al mese.”

 “Appare quanto mai demagogico e intollerabile il dibattito sulle cosiddette pensioni d’oro. Il risultato è che dall’agosto 2011 al 31 dicembre del 2014 scatta un taglio del 5 per cento

per le pensioni superiori ai 90.000 e fino ai 150.000 euro annui, che diventa del 10 per cento per gli importi superiori ai 150.000.

Una limatura che riguarderà circa 50.000 cittadini, e chiamarla ‘tassa di solidarietà’ più che sorridere fa di nuovo indignare.”

 “Lo scippo sulle pensioni delle donne: i 4 miliardi di risparmio da qui ai prossimi 10 anni, in seguito all’innalzamento dell’età pensionabile delle dipendenti pubbliche a 65 anni,

sarebbe dovuto servire per finanziare politiche a favore del lavoro delle donne, degli asili nido, della maternità. Ma così non è stato.”

 “I giovani che non versano i contributi avranno solo l’assegno sociale (poco più di 300 euro mensili al raggiungimento dei 65 anni di età).

Il che equivale a passare la seconda parte della vita a fare i conti con la povertà.”

 “Il dato sorprendente è la quota versata dagli immigrati: nel 2008 ammontava a 7,5 miliardi (pari al 4 per cento del totale annuo di incassi dell’Inps).

Le entrate contributive degli immigrati sono elevate, molto basse risultano le uscite … Gli stranieri diventano così dei benefattori del nostro sistema pensionistico.”

 “I dati diffusi dalla Ragioneria dello Stato parlano chiaro: i tassi di sostituzione (ovvero il rapporto tra la pensione e l’ultimo reddito percepito) sono destinati a dimezzarsi.”

 SCHEDA LIBRO

La bomba previdenziale coinvolge lavoratori pubblici e privati, atipici e precari, liberi professionisti, artigiani e commercianti.

I giovani (per esempio chi è nato nel 1980) naturalmente sono i più penalizzati, andranno infatti in pensione con il 50 per cento del loro ultimo salario.

Una  generazione di esclusi e sprecati che si vede offrire solo lavori temporanei e sottopagati con la prospettiva certa di una pensione minima.

Il paradosso è enorme: sono loro, i 4 milioni di atipici e gli immigrati (insieme versano allo Stato italiano quasi 10 miliardi all’anno),

cioè i più deboli, a sostenere le casse previdenziali (1,4 miliardi di attivo) e a pagare le pensioni di chi ha avuto un impiego sicuro e ben pagato.

Tutto da rifare: prima che scoppi uno scontro generazionale e sociale, bisogna investire sui giovani facendoli entrare molto prima nel mercato del lavoro,

ed eliminare le iniquità tra lavoratori dipendenti e le molte categorie di lavoratori autonomi che questo libro denuncia.

In appendice i calcoli sulle pensioni future categoria per categoria, a cura di Daniele Cirioli.

Ignazio Marino lavora presso la redazione di “Italia Oggi” e si è sempre occupato di previdenza.

Walter Passerini, giornalista specializzato in economia, ha ideato e diretto “Corriere Lavoro”, settimanale del “Corriere della Sera”. Attualmente cura “Tuttolavoro”, inserto de “La Stampa” dedicato all’economia e al lavoro.

ELSA K. DAL CORRIERE DELLA SERA AD ARTICOLO 21

Uno due del Corriere della sera, a 24 ore dalla prima di Elsa K.

Sono due infatti gli articoli che il quotidiano di via Solferino dedica alla rappresentazione teatrale che andrà in scena da domani a sabato al Teatro del Borgo di Milano. Sulle pagine milanesi del giornale trovate l’articolo di Daniela Zacconi: “Omaggio ad Anna e El’sa: una storia vera dalla Cecenia”. Sull’inserto ViviMilano il pezzo di Ida Bozzi si intitola semplicemente “Da Anna a El’sa”.

Oggi anche gli amici di Articolo 21 parlano di Elsa e di Anna con un’intervista di Micol Sarfatti:

http://www.articolo21.org/3947/notizia/elsa-k-ricordando-anna-politkovskaja.html

Annaviva e Lattoria vi aspettano da domani!

Ad maiora

PUTIN? FARA’ LA FINE DI FRANCO O DI MUSSOLINI

Dopo due soli minuti dal nostro incontro (per un’intervista televisiva) con la sfrontatezza che mi caratterizza, informo Julia Latinina che a dicembre come Annaviva pensiamo di tornare a Mosca per seguire le elezioni politiche. Lei che da anni sfida il regime putiniano, sorride e mi risponde: “Elezioni? Ci sono ancora le elezioni nel mio paese?”.

Classe 1966, la rossa Latinina (mi ha ricordato la Bocassini, non solo per la tonalità dei capelli) è in Italia per presentare “Il richiamo dell’onore” (Marco Tropea), bel romanzo nel quale racconta quel micidiale mix di violenza e affari illeciti che caratterizza il Caucaso. Quando le chiedo quale se, per la Russia, il problema principale sia il terrorismo o la corruzione, mi ribatte domandandomi se sia nato prima l’uovo o la gallina.

Julia è considerata l’erede di Anna Politkovskaja. Ma chiunque lavori per la Novaja Gazeta e non abbia peli sulla lingua nel denunciare il tandem Putin-Kadyrov, non può non fare tornare alla mente la collega assassinata cinque anni fa.

Nel libro la Latinina affronta il nodo del Caucaso raccontando le gesta di un terrorista (Nijazbek, nome che fa anche il titolo originale dell’opera) che cerca, a suon di uccisioni, di imporre una sorta di logica fatta di islam e regole di rispetto clanico, ma anche di buon buon senso: «La vita di Nijazbek era guidata da un principio fondamentale: fare ciò che doveva essere fatto e farlo nel momento giusto. Nijazbek disprezzava le persone che passavano la vita a cercare scuse per non fare quello che era necessario fare». Se Salvatores invece che Lilin avesse letto la Latinina forse avrebbe tratto da questa storia il suo film (ma di sicuro non avrebbe goduto degli stessi fiumi di inchiostro su Repubblica).

Alla fine, come si conviene a queste storie russe (inventate o meno) muoiono tutti o quasi. Guerriglieri islamici come plenipotenziari russi che cercano di mettere insieme i cocci di un matrimonio – quello tra il Cremlino e il Caucaso – finito da decenni.

Nel “Richiamo dell’onore” non si uccide ma si mutila perché «i morti riposano sottoterra e nessuno li vede, i mutilati invece li vedi nelle stazioni del metrò che chiedono la carità». È la stessa terribile logica con la quale un guerrigliero-terrorista in sedia a rotella non può fare altro che usare le armi perché «con la sua invalidità non è in grado di picchiare nessuno: non può far altro che ammazzare». O per la quale un altro leader caucasico «si comportava con gli esseri umani come se fossero insetti: e si sa che gli insetti, se maltrattati, possono pungere».

Anche in Cecenia, come ricorda benissimo la collega Latinina, il 4 dicembre si voterà per le politiche. L’ultima volta il partito del potere putiniano (Russia Unita) raggranellò solo il 99,5%. Nel romanzo, si capisce il meccanismo di questa larga vittoria: «Nella fase di conteggio dei voti, un fucile puntato alla testa di uno scrutatore o di un presidente di seggio vale più della volontà espressa da mille elettori».

«La Cecenia – ha spiegato Julija Latinina nell’intervista – dopo l’assassinio di Anna Politkovskaja e soprattutto di Natalia Estemirova è diventata un buco nero dell’informazione: nessuno può più fare reportage da lì». E quando le chiedo cosa pensa del ritorno di Putin al Cremlino prima è tagliente («non è che ci torna, non se ne è mai andato») poi definitiva: «I presidenti a vita finiscono in due modi: o come Franco o come Mussolini”.

Ad maiora

Andrea Riscassi

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Julia Latinina

Il richiamo dell’onore

Marco Tropea editore

Milano, 2011

Traduzione (veramente bella): Mario Alessandro Curletto

Pagg. 318

Euro 17