Month: ottobre 2011

COMITATO ANTIMAFIA DI MILANO: UFFICIALIZZATI I NOMI DEI COMPONENTI

Ricevo e volentieri pubblico questo commento dell’amico Pippo Teri sull’ufficializzazione del Comitato Antimafia a Milano.

Ad maiora.

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Una bella notizia! Il 28 ottobre 2011, in Comune è stato firmato il contratto di consulenza per gli esperti nominati, dal sindaco Pisapia, a far parte del comitato di indagine antimafia di Milano. Sono chiamati a lavorare per la città il Presidente, prof. Dalla Chiesa, l’avv. Ambrosoli, l’imprenditore Beltrami Gadola, il giudice Colombo, il Giudice Grigo e il giudice Turone. E’ un incarico di indagine, di elaborazione di proposte e anche di promozione dell’antimafia culturale e sociale, è un incarico a tutto tondo, che investe e specifica i settori più delicati di infiltrazione territoriale e della pubblica amministrazione. Sono grato al Sindaco che, a nome della nuova amministrazione, ha affidato questo compito a personalità di alto livello, di grande esperienza e indipendenza… La felicità che provo è inversamente proporzionale alla preoccupazione per i segnali sempre più allarmanti della presenza e della minaccia che rappresentano le organizzazioni criminali nella città. Il rafforzamento di questa presenza è anche responsabilità delle precedenti amministrazioni che hanno creato una vera e propria “distrazione” dell’attenzione della popolazione, dell’uso delle risorse e della forza pubblica… Il recente incendio del centro sportivo Ripamonti di Affori dimostra l’arroganza raggiunta, l’alto livello di complicità, la totale assenza di controlli pubblici, la passività e la resa sostanziale alle forze criminali che hanno contraddistinto, in particolare, la giunta Moratti. Chiunque, come me, abbia conosciuto nel sud gli effetti della paura, della minaccia, della corruzione e del crollo etico che ne segue, sa che questa è una battaglia che investe le basi della stessa democrazia, della partecipazione politica libera e leale. E questo resistenza è tanto più pericolosa lì dove siano stati stipulati patti e promesse che qualcuno pretenda vengano rispettati ed “eseguiti”. Per questo è particolarmente gravoso il compito che spetta al Comitato antimafia e al suo Presidente Dalla Chiesa, a cui va un nostro sentito augurio e un grande riconoscimento di competenza e di coerenza. Ed è proprio per questo che invito tutti a rafforzare e proseguire il nostro lavoro di educazione, informazione, di denunzia, di attenzione e di prevenzione. Far vivere i valori della nostra Costituzione nella pratica e nella formazione diventa sempre più una condizione essenziale della battaglia antimafia. Ringrazio tutti coloro che hanno sostenuto l’appello del Coordinamento insegnanti e Presidi delle scuole milanesi e in particolare ringrazio l’ex Presidente del precedente Comitato antimafia e attuale Presidente dell’Anpi avv. Smuraglia, e invio un caloroso augurio ai componenti del nuovo comitato antimafia.

Giuseppe Teri

del Coordinamento insegnanti e Presidi delle scuole milanesi Responsabile di Libera formazione di Milano.

CINQUE MESI DELLA GIUNTA PISAPIA. UN PRIMO “BILANCIO”

Dall’Api riceviamo e volentieri pubblichiamo questo comunicato di un convegno che si svolge questa mattina a Milano.

Ad maiora.

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Cinque mesi, centocinquanta giorni dall’insediamento della Giunta Pisapia, sono un tempo sufficiente per stilare un primo bilancio e delineare i prossimi passi del nuovo governo cittadino.

Ma rappresentano anche un tempo sufficiente per offrire una lettura con i “nuovi occhi” di una Milano che ha cambiato indirizzo politico e amministrativo rispetto al passato, della crisi economica, sociale e morale che scuote l’intero paese. Una crisi la cui via d’uscita passa necessariamente proprio da Milano, città che vuole tornare ad essere essenziale per rilanciare l’Italia.

Su invito di Alleanza per l’Italia – Città di Milano, ne discuteranno, sabato 29 ottobre dalle 9.30 alle 12.30 presso la Sala Verde dell’Auditorium San Carlo – C.so Matteotti 14,  l’On. Bruno Tabacci, Alessandro Profumo, la Sen. Emanuela Baio, Aldo Bonomi, Luca Beltrami Gadola, Carlo Montalbetti e Margherita Rebuffoni.

Coordinerà il Forum Andrea Riscassi.

BIELORUSSIA, A MILANO UN INCONTRO SU QUESTA “PRIGIONE A CIELO APERTO”

Venerdì prossimo modero questo importante convegno di AnnaViva.
Vi aspetto tutti!
Ad maiora

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BIELORUSSIA, PRIGIONE A CIELO APERTO

Venerdì 4 novembre 2011 – ore 18.30
OstelloBello, via Medici 4 (ang. via Torino) Milano.
Secondo l’ultimo rapporto annuale dell’organizzazione americana Freedom House, la Bielorussia è tra i primi dieci Paesi con la peggiore libertà di stampa.
“I media – si legge nel documento pubblicato nel mese di maggio fungono da portavoce delle autorità. L’accesso dei cittadini ad informazioni imparziali è molto limitata, e il dissenso soppresso con pene varie”.
L’associazione ANNAVIVA ritiene sia ormai necessario e improrogabile richiamare l’attenzione pubblica sull’attuale situazione in Bielorussia. Ne discuteremo con:

Natalja Radina – giornalista bielorussa del portale indipendente Charter ’97, che ha da poco ricevuto asilo politico dalle autorità lituane ed è attualmente riparata a Vilnius.

Vera Stremkovskaya – avvocata bielorussa impegnata nella difesa dei diritti umani. Perseguitata nel suo paese, vive attualmente in Svezia

On. Matteo Mecacci – Deputato Radicale nelle liste del PD e Presidente Commissione parlamentare diritti umani e democrazia Osce

Bruno Dapei, Presidente del Consiglio Provinciale di Milano
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Come contattare AnnaViva?: Annaviva è presente sul web all’ indirizzo http://www.annaviva.com , sempre disponibile a fornire informazioni e ricevere segnalazioni di articoli, notizie o attività scrivendo a info@annaviva.com .

Rinnovate la vostra tessera e, se non l’avete ancora fatto, ISCRIVETEVI alla nostra associazione per supportare le nostre iniziative.

PIOVONO PIETRE, SERENE, MODERATE E SOPRATTUTTO A CHILOMETRI ZERO

Linea 94. Pioggerellina e freddo autunnale. Un tipo, con cuffiette d’ordinanza sta leggendo un libro. Ride. Da solo, come uno scemo.

Quello scemo sono io. E il libro è Piovono pietre di Alessandro Robecchi che Laterza ha appena mandato in libreria.

Compratelo, fatevelo prestare o noleggiare. Ma soprattutto leggetelo.

Le “cronache marziane da un paese assurdo” si snodano su alcuni concetti chiave: la serenità, il moderatismo e il chilometro zero.

Sereni d’Italia è il primo paragrafo che già vale il prezzo del biglietto, anzi del volume: «Sereno. È quasi sempre una parola ostentata, comunicata al mondo e proclamata. C’è chi tiene a far sapere in giro che è sereno, lo grida e lo rivendica. Lo scrive e lo timbra come un’autocertificazione. Mi chiedo perché. Dubito che lo farebbe uno che è sereno sul serio, seraficamente intento a godersi la sua serenità senza farsi un vanto o un annuncio per le masse. C’è dell’ipocrisia, inutile negarlo. Dice “sono sereno” chi non è sereno per niente, è un’affermazione con la smentita incorporata, una palinodia in tempo reale. Viene il sospetto che “sono sereno” sia una scappatoia buona per quando si resta senza parole. Non proprio un’alzata di spalle, non ancora ma qualcosa che la precede, una mossa propedeutica al mettersi il cuore in pace. Diciamolo il “sono sereno” suona un po’ come un “ma lasciatemi in pace”. Amen.». Robecchi, da genio della satira qual è (collabora d’altronde con Crozza e fa le Figu su Rai 3), nel testo non dimentica anche Piergianni Prosperini che, al momento dell’arresto, più che sereno si disse “bello tranquillo, paciarotto”.

E paciarotto è anche Robecchi quando affronta il secondo cardine del suo libro: il moderatismo. Se la prende col “Bokassa dei moderati”, dallo stile di vita moderatissimo: «Costruirsi un vulcano in giardino non vi pare un illuminante segnale di sobrietà? Solo gente moderatamente cieca potrebbe scambiare tutto ciò per moderatismo. Eppure.»

Eppure Robecchi (che definisce il Grande Fratello, «una cosa demodé come il rosolio») si occupa del moderatismo imposto a noi telegiornalisti. Come le colleghe del Tg1 criticate perché “fanno le facce”: «A questo siamo. Al moderarsi la faccia, alla censura delle espressioni del viso. Il che è bizzarro, a pensarci, di fronte a visi pochissimo moderati: labbra gonfie come gommoni Zodiac, zigomi sostenuti da putrelle in silicone, iniezioni di botulino. Ma fare una faccia perplessa no, non è consentito».

Ma si rivolge anche ai giornalisti economici, alle frasi fatte di chi segue l’andamento della finanza, alle “espressioni figurate” e “descrizioni immaginifiche”: «Tipo la Borsa che si muove in territorio negativo, come se fosse una specie di giungla dove le azioni vengono catturate e forse mangiate da chissà quale selvaggio feroce e incivile. Mentre se la Borsa si muovesse in territorio positivo sarebbe, chissà, uno scampanellare di cherubini ricchi in euro, dollari o materie prime, che festeggiano gioiosi perché la Borsa sale. Il che significa, dati i tempi, che qualcuno ha perso il lavoro, che quel che si faceva a Padova ora si fa in Moldova, che costa meno. Su le azioni, hurrà! Territorio positivo! E un sacco di nuovi poveri che non sanno che fare. Forse girano a vuoto, esuberi umani, incazzati come cobra».

Ultima icona moderna, il chilometro zero: «Se devo dirla tutta, questa faccenda del chilometro zero, presa alla lettera, può portare alla denutrizione. Ad esempio: io abito nel centro di Milano. Dunque, ho passato due giorni a fare l’elenco di cosa potrei mangiare che sia allevato o coltivato, o che cresca spontaneamente, a meno di un chilometro da casa. Alla fine ho optato per certe bacche raccolte ai giardinetti, di cui ignoro tutto e specialmente se siano commestibili, e una gustosa insalata scovata in un’aiuola spartitraffico. Purtroppo non esistono ulivi, né saline e dovrò mangiarla scondita. Non importa. È il principio che conta». Ma non solo: «Chi voglia affinare le sue qualità di animale tecnologico totale mangiando a “chilometri zero” nel centro di una grande città è bene che si alleni. Catturare un piccione non è poi così difficile: se ne trovano di zoppi, perché il traffico cittadino ha anche i suoi pregi».

Potrei continuare, ma poi non finisce che non me lo leggete.

Un tempo Piovono pietre era la trasmissione mattutina di Robecchi su Radio popolare. Quel risveglio – tra il divertito e l’amaro – non c’è più da anni. Ma è lo stesso spirito che alimenta queste pagine.  Per chiudere con una citazione interna al volume, è una delle cose per cui vale la pena vivere.

Ad maiora.

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Alessandro Robecchi

Piovono pietre

Editori Laterza

Bari, 2011

Pagg. 181

Euro: 15

MA LA MORTE DI SIC E’ SOLO UN EVENTO SPORTIVO?

Ho atteso i giornali di questa mattina prima di valutare due tg nazionali di ieri sera. Due tg che non solo si rivolgono a pubblici diversi ma che sembrano rappresentare due diverse Italie. Mi riferisco a Studio Aperto e al Tg3.
Il primo, ieri alle 1830, era praticamente in toto dedicato alla morte di Marco Simoncelli in Malesia. Collegamenti dalla Romagna, copertine, contro copertine, musica triste, foto e twitteraggi vari. Il pezzo migliore era decisamente quello dedicato a come i colleghi dello Sport avevano accolto e gestito in diretta la notizia della morte di un ragazzo con cui da anni dividevano trasferte ed emozioni. Italia Uno da anni segue il motociclismo e quindi questo tg-dedicato poteva sembrare una sorta di dovere aziendale. Ma è invece proprio la strategia editoriale di questo telegiornale: la morte attira pubblico, ti fa identificare con la vittima. La morte giovane poi avvicina pubblico giovane. È la storia – secolare – dell’eroe chiamato presto al fianco degli dei. Era successo anche qualche tempo fa con la morte (anch’essa accidentale) di Pietro Taricone.
Il Tg3 ha scelto, ieri come sempre, un’altra linea. Mezzo tg dedicato a una (sempre annunciata, quasi auspicata) crisi di governo: questa volta sul nodo delle pensioni. Su questi aspetti, invece, Studio aperto scivola via (e non per caso) come se fossero brevi interruzioni rispetto alla “notizia del giorno”: ieri Sara Scazzi, oggi Marco Simoncelli.
Torniamo al Tg3: quella che per Studio aperto è l’apertura, per il telegiornale di Bianca Berlinguer, è invece un pezzo impaginato in coda. Il servizio parte alle 19.30, quando ormai sono partiti i “titoli di coda”. Niente fiori e cartelli per Sic (visti abbondantemente di là) ma un’analisi tecnica (e un po’ fredda) dell’incidente, per capirne la dinamica, per svelarne le cause. Servizio che mancava invece in Studio aperto. In fondo, che importa come muoiono gli “eroi”?
Sulla gran parte dei quotidiani oggi, Simoncelli non compare nemmeno più in prima. É relegato nelle cronache sportive.
Ma siamo sicuri si sia trattato solo di un “evento sportivo”?
Si ha idea di quanti andranno oggi e domani alla camera ardente e giovedì ai funerali? Una parte d’Italia che difficilmente potrà identificarsi coi quotidiani in edicola e con qualche tg.
Ad maiora.

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