Month: agosto 2011

LA DIFESA DI FILIPPO PENATI

Proprio nel giorno in cui si riunisce la direzione milanese del Pd, Filippo Penati, dopo giorni di comunicati laconici, manda una lettera ai vertici del partito per spiegare la sua posizione.

Come scriveva un tempo Repubblica, riceviamo e volentieri pubblichiamo.

Ad maiora

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Sono completamente estraneo ai fatti che mi vengono contestati. L’ho  già ripetuto tante volte ma  anche oggi voglio ripartire da qui. Non ho avuto in passato, e  non ho oggi, conti all’estero o tesori nascosti. Non ho preso denaro da imprenditori e non sono mai stato il tramite dei finanziamenti illegali ai partiti a cui sono stato iscritto.

Sono cresciuto, e con la mia famiglia ho vissuto, dove sono nato. Ciò che possiedo è il frutto del lascito di mio padre, morto 12 anni fa, e del mio lavoro.

Sono cresciuto in un contesto sociale popolare, dove i valori e l’etica del lavoro erano e sono fondamentali. Non mi sono mai discostato da quello stile  di vita sobrio e concreto e da quel modo di pensare, per cui, prima di ogni altra cosa devi sempre, chiederti se hai fatto fino in fondo il tuo dovere. Questo non l’ho mai dimenticato  anche quando incarichi e compiti  mi hanno portato altrove .

Non ho mai, in tanti anni di vita amministrativa, compiuto un solo atto che fosse contrario al perseguimento del bene pubblico.  Ho dedicato alla politica tanto impegno e passione e, soprattutto, tanto tempo, spesso sottratto alla famiglia; la politica mi ha ripagato generosamente, dandomi tante soddisfazioni.

Credo di essere stato, e lo dico senza falsa modestia, un buon amministratore, come più volte mi è stato pubblicamente riconosciuto anche dai miei avversari politici.

Ho fatto prima l’assessore e poi il sindaco di Sesto San Giovanni e ciò è avvenuto in una fase storica di passaggio per la città. Ho lavorato sin dalla mia elezione a sindaco nel  ‘94 per unire a Sesto l’operaismo storico della sinistra con il cattolicesimo sociale, divisi in politica, ma vicinissimi nell’impegno sociale comune.

Insieme a tanti altri abbiamo superato divisioni e unito le forze per governare al meglio il passaggio dal mito della città fabbrica verso un futuro ancora da costruire. Come sindaco ho avuto la responsabilità, ma anche il grande privilegio, di guidare l’amministrazione comunale nel momento cruciale, con la chiusura definitiva delle acciaierie Falck e quindi il passaggio verso una nuova identità cittadina.

Ho l’orgoglio di aver lasciato dopo otto anni da sindaco una città non ripiegata sulla sua  storia e mortificata dalla fine del mito, ma protesa positivamente verso il suo futuro e ho contribuito a orientare la comunità sestese a vivere il cambiamento con speranze e aspettative positive.

L’esperienza amministrativa sestese è  stata il punto di partenza per tutti gli altri incarichi politici che  ho ricoperto successivamente, incarichi anche nazionali ma per me meno significativi di quell’esperienza straordinaria , oltre che politicamente , anche umanamente.

Sono grato alla politica che ha ripagato il mio impegno, consentendomi di raggiungere successi personali anche importanti.

Con la politica, però, non mi sono arricchito.

Non ho mai inteso il mio impegno politico come il mezzo per arricchirmi.

Così è stato per tutta la mia vita.

Ho ricordato gli anni in cui sono stato sindaco perché l’inchiesta giudiziaria che mi vede indagato fa riferimento ai primi anni 2000 e a fatti e a vicende successive a quel periodo,  oggetto di indagine da parte della  stessa Procura di Monza e anch’esse  non mi riguardano.

In queste settimane ho più volte dichiarato  che le ricostruzioni degli avvenimenti indotte dalle dichiarazioni dei due imprenditori, a loro volta inquisiti, che mi accusano sono false e parziali. I fatti parlano più delle calunnie di Pasini.

Con la giunta e con la maggioranza di sinistra, uscita vincitrice con la mia elezione del ’94, ci eravamo immediatamente posti l’obiettivo di approvare il Piano regolatore generale, la cui proposta avevamo ereditato dalla precedente giunta  guidata da  Fiorenza Bassoli. Proprio sul piano regolatore avvenne la rottura della storica alleanza tra le forze di sinistra, che dal dopoguerra avevano retto ininterrottamente il governo della città.

Una proposta di piano regolatore, quello della giunta Bassoli, importante e rigorosa, che era il frutto di un lungo dibattito, che aveva impegnato per più di un decennio le forze politiche e sociali cittadine e che approvammo in  consiglio comunale in tempi rapidi.

Con gli altri sindaci del nord Milano costituimmo l’Agenzia pubblica per la riconversione dei siti ex industriali, al fine di dare risposte occupazionali alla chiusura delle grande industria, avviando così, un percorso innovativo che vedrà impegnate, oltre che le istituzioni, anche le parti  sociali e la Camera di commercio e che portò nel giro di pochi anni, alla realizzazione per iniziativa pubblica di un distretto di  piccole e medie imprese.

Quando Pasini nel 2000/2001 acquistò le aree del gruppo Falck, questo scenario è consolidato. Pasini trovò le scelte urbanistiche  già compiute e il nuovo piano regolatore  operativo da tempo.

Questi sono i fatti incontestabili e non esiste e non è mai esistito , come si è detto, alcun “sistema Sesto” che sarebbe durato o durerebbe  per oltre 15 anni. Nella primavera del 2002  diventò sindaco di Sesto  Giorgio Oldrini conseguendo uno straordinario successo elettorale con oltre il 60% dei consensi. E io condivido le sue recenti affermazioni, per cui solo un cretino poteva pensare che, dare del denaro a me avrebbe potuto  significare avere dei benefici da Oldrini.

Quello fu il periodo storico, il contesto sociale e la stagione amministrativa a cui fanno riferimento i fatti che mi vengono contestati dalla Procura di Monza. Sono queste le grandi sfide e le grandi ambizioni che, non solo la politica, ma un’intera comunità sestese  affrontò e che oggi due imprenditori, con il malanimo derivato dai loro insuccessi, stanno offuscando.

Il GIP non ha creduto alla tesi sostenuta dai miei accusatori, che si sono proclamati vittime di concussione, e ha derubricato i fatti nel reato di corruzione. Reato  che, per quanto riguarda le mie accuse, è prescritto perché, appunto, fa riferimento a presunti episodi di 10 anni fa. Nelle ricostruzioni apparse sulla stampa indotte dai due imprenditori che mi accusano, ci sono evidenti incongruenze e falsità. Ad esempio, quando Di Caterina asserisce di avermi anticipato fino al 1997, somme per oltre 2 miliardi di lire, che gli sarebbero state restituite nel 2001 dalla tangente di Pasini, versata su un suo conto in Lussemburgo. C’è da chiedersi come avrebbe fatto  Di Caterina a sapere molti anni prima che Pasini avrebbe comprato le aree Falck con  un’operazione così grande da poter sostenere tali esborsi. Se sono passati ben 10 anni e i reati si sono prescritti ciò è avvenuto perché il mio accusatore, Pasini, ha aspettato tutto questo tempo prima di dichiararsi vittima di concussione. In tutto questo tempo ha trovato il modo non solo di continuare a fare affari, come è normale per un imprenditore, ma anche di candidarsi a sindaco di Sesto per Forza Italia, An e Lega, senza sentire il dovere di dire una sola parola circa le accuse che solo oggi mi  rivolge.

Fin dal primo giorno, dall’inizio della vicenda giudiziaria, che mi vede coinvolto, ho detto e ripetuto che ho un unico obiettivo: ristabilire la verità dei fatti, la mia onorabilità e ridare serenità alla mia famiglia. Ristabilire la mia onorabilità significa per me uscire da questa vicenda senza ombre e senza  macchie. Se, al termine delle indagini che sono tuttora in corso, tutto non verrà chiarito, non sarò certo io a nascondermi dietro la  prescrizione.

Lo sviluppo  delle indagini è ancora lontano dall’essere concluso e oggi la mia situazione di indagato si sostanzia nell’aver ricevuto un avviso di garanzia e la notifica dell’avviso della proroga delle indagini.

 E del tutto evidente che è necessario attendere l’esito e la conclusione delle indagini per assumere le decisioni conseguenti.

Nel 1999, quando,  come sindaco di Sesto, venni indagato  per abuso in atti d’ufficio per le bonifiche di un’altra porzione delle aree Falck non persi  tempo, non trovai espedienti processuali nè benefici di leggi ad personam per trascinare il processo fino alla prescrizione. Al contrario chiesi il rito abbreviato e nel 2002 fui assolto con formula piena.

Di fronte allo sviluppo che tale indagine ha avuto ho deciso di separare in modo netto la mia vicenda personale da quella del Partito democratico,  autosospendendomi, per non creare  imbarazzi e problemi e per poter meglio difendermi, sereno e convinto come sono che riuscirò a dimostrare la mia estraneità ai fatti che mi vengono contestati.

Chi mi conosce sa che non sono il tipo che si accontenta di scorciatoie o espedienti. Nello stesso tempo,  chiedo alla politica di essere garante anche nei miei confronti del diritto che ha ogni cittadino di poter svolgere una  difesa efficace e di non subire, soprattutto nella fase iniziale dell’indagine, pressioni politiche o non politiche di alcun genere.

Intendo ristabilire il mio onore e intendo farlo non certo evitando il processo ma bensì rispettando le regole all’interno del contesto processuale, fiducioso che il corso della giustizia  arriverà a ristabilire la verità.

 A tutti voglio ribadire che non accetterò, in nessun modo, un esito che lasci dubbi e zone oscure e a tutti voglio garantire che farò quanto necessario perché ciò non avvenga.

Questo è un impegno che ho preso con me stesso e che devo a tutti coloro che in questi anni hanno guardato a me con fiducia.

Filippo Penati 

 Milano, 30 agosto 2011

ETO’O, QUANDO IL TUO AMORE SCAPPA A MOSCA

Pazza Inter amala, dice la canzone della squadra di calcio milanese. Pazzia e amore abbinati come in un’infatuazione. Travolgente quando arriva e velocissima a evaporare.

Samuel Eto’o è l’ennesimo campionissimo che non si accomiata dalla squadra e dai suoi tifosi (per finnire, come dicono fonti ben informate, ad aiutare la campagna elettorale di Putin: http://oilandglory.foreignpolicy.com/posts/2011/08/29/does_samuel_etoos_big_payday_mean_putin_is_returning_to_the_kremlin) ma fugge dal retro (con Ferrari bianca a righe nere, perché la classe non sempre galleggia sull’acqua). Era già successo con Ronaldo e con Ibra.

Ci sarà un perché.

Come credo ci sia nel fatto che alla fine del campionato fanno tutti le valige come se la squadra gli stesse stretta. Non può esserela città. Perché è la stessa dove Ibra, bollato in modo razzistico come “zingaro”, tornatovi ora, sembra l’uomo più felice della terra (pur senza Champions).

Non possono essere gli allenatori perché cambiano spesso. Anzi, dopo la misteriosa fuga di Leonardo (un altro che non ha fatto “ciao ciao” andandosene) per lungo tempo è rimasta senza mister.

Ora Moratti dice, via Gazza, a Gasperini quale punta schierare in campo. Credo che Mourinho l’avrebbe mandato a quel paese. Il Leonardo rossonero si lamentava d’altronde delle intromissioni dell’ex presidente del Milan (ex per l’unico, vieppiù ridicolo, conflitto di interessi che ne vieta solo la presidenza calcistica). Quello era d’altronde riuscito a far prendere il cappello a Zoff per le critiche sulla non marcatura di Zidane.

La sto divagando. O forse no. L’Inter in questi anni ha cercato di mostrarsi come l’antisistema (rinuncia alla prescrizione per lo scudetto di cartone, gli gridavano qualche settimana fa; più o meno quello che gridano ora a Malaussene Penati). Ma non sempre ci riesce. Perché se è giusto essere “internazionali” è bello essere anche un posto dove se ti “allevano” non ti cacciano (remember Oba Oba) o se eri forte altrove non diventi poi una schiappa (Santon o Suazo).

Insomma, il principale valore aggiunto rimane che è l’unica squadra alternativa (milanese) a quella che è servita da trampolino di lancio della propaganda berlusconiana.

Ad maiora

ЭЛЬЗА К.

6, 7, 8 октября 2011 г – в 21 час

Театр дель Борго (ул. Форментини, 10, Милан)

 

Аннавива и ЛаттОрия

представляют

 

ЭЛЬЗА К.

 

Автор Андреа Рискасси

Режиссер Алессия Дженнари

С участием Фабио Парони, Сары Урбан, Паолы Винченци

Музыка Федерико Гона

 

“Главное иметь шанс делать основное дело”

Анна Политковская

 

Эльза К. – это премьера спектакля по случаю очередной годовщины гибели Анны Политковской. Российская журналистка была убита 7 октября 2006 года в подъезде её дома в Москве неизвестными, в связи с тем, что она защищала права человека, выступала против выстроенного Путиным режима и сражалась за свободу слова и средств массовой информации.

Ассоциация Аннавива и ЛаттОрия начали свое сотрудничество в марте 2011 г. Эльза К. появилась как продолжение этого сотрудничества. Обе ассоциации действуют, казалось бы, в различных и специфических сферах: с одной стороны – информация, с другой – театр, а посвящают свое дело именно темам защиты прав человека, сохранению памяти и культуры как средств доказательства и способов размышления о нашем времени.

В тексте пьесы просматривается двойная природа такого сотрудничества, и создается она путем сопоставления, соединения документальных источников, которые содержатся в статьях той же Политковской, и в тех проверенных документах, которые использованы драматургами.

Пьеса построена на деле Эльзы Кунгаевой, чеченской девушки, изнасилованной и убитой патрулем российских солдат, под руководством полковника Юрия Буданова. Судьбой Эльзы Кунгаевой, событиями, связанными с ее убийством и расследованием этого насилия занялась Анна Политковская.

В спектакле звучат три голоса. Мужской – озвучивает документально подтвержденные факты, чтобы придать объективность рассказываемому делу. И слышны два женских голоса – Эльзы и Анны, которые воспринимаются как слова памяти, слова истории. Это для того, чтобы вызвать в памяти не только дело Эльзы, потому что это не просто работа Анны Политковской, но и воссоздать в деталях самое громкое дело, которое касается конфликта русскоязычных – чеченцев и некоторых русских, мнящих себя политическими и общественными деятелями, но на самом деле осложнившими этот конфликт между простыми людьми.

Эльза и Анна, обе носительницы собственной правды и собственной трагедии, одновременно присутствуют на сцене, но не говорят друг с другом. Каждая по очереди вспоминает свою историю своими словами, со своим пониманием и человечностью, позволяя говорить другой. Поставить такой диалог – это сделать из обычного театра то место, где перед зрителем восстаёт грубая и горькая реальность. Всё это делает театральную сцену местом для воспоминания и возможности восстановить и выяснить Правду.

Контакты:

Аннавива – Памела Фоти pamela.foti@gmail.com 348 5484505

ЛаттОрия – Сара Урбан saraurban@lattoria.it 340 2932969 http://www.lattoria.it

MA IRENE SARA’ STATA INVITATA AL MATRIMONIO DI PETRA ECCLESTONE?

Il Tg1 non è nella migliore fase della sua storia. E guardando l’edizione breve di oggi alle 13.30 si capisce forse il perché. Edizione breve significa partire senza titoli, con un tg di soli 10 minuti per dar spazio alla Formula uno.

Si apre con un collegamento con New York dove sta per arrivare un uragano che tutti chiamano per nome come fosse una vecchia zia che non si vuole incontrare. La collega è a corto di fiato, forse è arrivata di corsa. Il collegamento risulta però in preda all’ansia. E si conclude con delle riprese  di ragazzi che giocano a hockey nelle piazza deserte e, come dice la cronista, “sono immagini che stanno facendo il giro del web”. Ora, questo continuo richiamo a internet sembrerà molto cool ma i ragazzi sanno già che youtube è figo, mentre  a quelli che non sono nativi digitali magari frega il giusto. Alla fine il risultato sarà che sempre più spegneranno la tv per andare direttamente a cercarsi informazioni (e video) sul web. A ciò induce peraltro anche il secondo collegamento che viene lanciato con la redazione internet: da qui vengono mostrate webcam su quel che combina l’uragano, e ci si informa che l’occhio del ciclone è a 150 chilometri da New York e che nel suo cammino ha già ucciso 7 persone. Temo ne siano morte molto di più sulle nostre strade nel week end.

Un dubbio: a quanti interessa l’arrivo di Irene a New York? Non so se è in cima alle preoccupazioni della casalinga di Voghera.

C’è poi un collegamento con Tripoli con il lancio di un servizio su quel che è rimasto dell’ambasciata italiana, devastata dopo i “primi attacchi della Nato”. Sarebbe stato più giusto aggiungere “e dei caccia italiani”.

La pagina politica racconta della manovra che deve essere modificata entro domani e del Pd alle prese col caso Penati. Il titolino lo dà già per condannato: “Penati, il Pd pensa all’espulsione”. Ai probiviri ci andrà però  il 5 settembre.

Un altro pezzo traccia invece un bilancio del Meeting di Rimini, appena concluso.

Arriva a quel punto la cronaca nera. Rissa sui Navigli a Milano (“l’ennesima” dice sicura la conduttrice), un omicidio a Chioggia (senza servizio), un vivo più muto di un famoso tenore caduto in moto a Modica (immagini del tenore Salvatore Licitra “che ha preso il posto di Pavarotti” e riprese a casaccio dell’ingresso del pronto soccorso dell’ospedale). Non si dice che era in moto insieme alla fidanzata cinese, entrambi senza casco.

Lo sport ci porta a una gara di Pistorius (che conquista la finale tra i normodotati). Giocava la serie b di calcio, ma non è degna di nota evidentemente.

Si finisce in bellezza col matrimonio laziale di Petra Ecclestone, seguita dall’inviata del Tg1 (un tempo forse ci sarebbe andata solo qualche rubrica di approfondimento di Studio Aperto) che ci mostra Alesi alla guida dell’auto nuziale e ci descrive Paris Hilton “in vestito grigio” (la si intravede di spalle).

Nell’ambito di un tg di 10 minuti quest’ultimo servizio è quello che fa cadere di più le braccia, ma che conferma comunque un disagio generalizzato a guardare questo telegiornale.

Per chi ha vissuto in albergo in questi giorni, seguire tutti i tg italiani e poi confrontarli con la Bbc o la Cnn, osservare come le tv straniere seguono la Libia, come spiegano quel che sta accadendo, è davvero imbarazzante. Alla fine è forse per quello che dal digitale terrestre hanno tolto la televisione pubblica inglese. Ci meritiamo un bel canale sul poker.

Ad maiora.

L’ABKHAZIA HA UN NUOVO PRESIDENTE. IMPRENDITORE, EX COMUNISTA

A pochi giorni dal secondo anniversario della (vittoriosa) guerra d’indipendenza dalla Georgia, l’Abkhazia ha eletto il suo nuovo presidente. E’ Aleksandr Ankvab, fino a ieri vice-presidente, che guidava ad interim lo staterello secessionista affacciato sul Mar Nero. Ankvab succede infatti a Serghei Bagapsh, il leader secessionista, morto improvvisamente a maggio.

Ankvab che guida il partito Aitaira ha conquistato il 54,86% dei voti, con un’affluenza del 70%. Il primo a congratularsi per la vittoria è stato il presidente russo Dimitri Medvedev.

Dopo la guerra contro la Georgia, la Russia (che ha partecipato non da spettatrice allo scontro bellico) è stata d’altronde la prima a riconoscere lo staterello caucasico, seguita solo da Nicaragua, Venezuela, Nauru e Vanuatu.

La Georgia che considera ancora l’Abkhazia territorio georgiano (anche se negli accordi di pace, gestiti dal presidente francese Sarkozy, non vi erano espliciti riferimenti a ciò) ha protestato contro le elezioni parlando di “farsa” e di “atto cinico di politica psedutodemocratica”.

Aleksandr Ankvab, dirigente del Komsomol prima e del Partito Comunista georgiano poi, spostatosi a Mosca è diventato infine imprenditore di successo e leader politico in Abkhazia (dove ha ricoperto anche la carica di primo ministro). 

Dal 2005 a oggi è sopravvissuto a ben quattro attentati dinamitardi, l’ultimo dei quali un anno fa.

Ad maiora.