OGGI NUOVO PRESIDIO DEI LAVORATORI RAI IN CORSO SEMPIONE

Oggi, 18 aprile, durante la pausa pranzo, ci sarà la terza manifestazione dei lavoratori Rai di Milano, di fronte alla storica sede di Corso sempione 27. Come da foto, molti indossano la maglietta arancione (bel colore!) con scritto “La Rai siamo noi”.

Questa la lettera-appello sulla quale stanno raccogliendo le firme e che invieranno nei prossimi giorni al Presidente Napolitano.

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Illustre Presidente della Repubblica,

ci rivolgiamo a Lei, che rappresenta la carica istituzionale più alta, per sottoporle una questione di grande importanza che ci riguarda in prima persona, come lavoratori e cittadini, ma che coinvolge direttamente anche tutta la Nazione.

Stiamo parlando dell’attuale condizione in cui versa una delle più grandi industrie culturali d’Italia, la Rai Radiotelevisione italiana, un’azienda che ha rappresentato, anche con il nostro contributo professionale, la crescita e poi il declino di questa martoriata Italia.

Azienda che oggi attraversa il culmine di una profonda crisi che è sotto gli occhi di tutti.

Questa triste realtà era già stata prevista tre anni fa dalle analisi di bilancio effettuate dal dottor Cusani in collaborazione con il sindacato maggiormente rappresentativo in Rai, ma nessun cambiamento di rotta è stato adottato da chi di dovere.

Crediamo, inoltre, che consapevolmente siano state intraprese delle azioni tese a peggiorare la situazione della nostra Azienda, come ad esempio la scelta di non cedere più la propria programmazione alla piattaforma di Sky. I danni di questa operazione sono ingenti, e questa è solo la prima delle azioni di destrutturazione messe in campo negli ultimi due anni.

La logica della politica e dei suoi rappresentanti sta annientando ogni plausibile strategia industriale vera, privilegiando l’asservimento del potere ai dati di ascolto (il crollo degli ascolti del TG1 ne è un esempio lampante).

Siamo consapevoli del fatto che “L’audience senza qualità è irrilevante e la qualità senza audience è sprecata” come già le linee guida del servizio pubblico, del triennio appena trascorso, declamavano e proprio per questo vorremmo riappropriarci di un ruolo e di una dignità che poco alla volta sono stati annullati.

Per poter fare questo però dobbiamo sopravvivere e le ultime notizie, nemmeno più malcelate dall’azienda ai sindacati, non lasciano molte speranze.

Siamo ormai di fronte ad una assoluta mancanza di prospettive dimostrata dal cosiddetto “piano industriale”, che in realtà è solo un misero tentativo di ripianare un deficit largamente previsto.

La via più breve scelta dalla dirigenza – palliativa e non certo risolutiva – è quella di cominciare a svendere dei rami di azienda per fare cassa: Rai way, con la copertura a livello nazionale dei ponti di trasmissione, sta per essere ceduta.

È come se una famiglia decidesse di vendere la propria casa per poi essere costretta a prendere in affitto la stessa: come potrà la Rai trasmettere se non pagando chi si approprierà di questa fondamentale risorsa? E diciamo di più: si calcola che in soli due anni consumeremo in affitti di reti e antenne di trasmissione i proventi ricavati dalla loro vendita! E qui ricordiamo che Rai way è una società in attivo, modernizzata, quella sì, da poco e con denaro pubblico.

Inoltre ci chiediamo: perché non potrebbe essere la Rai il gestore di un servizio pubblico per la cosiddetta banda larga, fornendo agli italiani un servizio libero dalla necessità di fare business? Anche per questo la Rai non può perdere le torri di Rai Way.

Settori strategici vengono depauperati professionalmente a causa della mancata sostituzione del personale pensionato e non si investe sulle nuove tecnologie rendendo obsolete quelle già in uso: in questo modo molti reparti stanno già perdendo il loro valore “core business”, accelerando così le esternalizzazioni.

Tutto ciò non farà altro che aggravare la nostra crisi economica a livello strutturale. Perché un bene pubblico come la Rai deve soccombere? Perché non può modernizzarsi? Perché non deve essere messa nelle condizioni di seguire il destino favorevole di altri network pubblici europei? E i nostri sforzi di ottimizzare, risparmiare e autogovernarci di fronte ad una Rai, quella attuale, priva di governance, ci sembrano vani e inutili.

Signor Presidente,noi lavoratori della Rai Le chiediamo di intervenire per scongiurare l’attuale destrutturazione e fare in modo che le scelte fondamentali per la sopravvivenza dell’azienda possano essere valutate in tutte le loro potenzialità presenti e future da un organismo “super partes”, che possa vigilare e tutelare un bene della collettività.

Vorremmo pensare di poter contribuire con la nostra professionalità alla rinascita di un Paese finalmente libero da un conflitto di interessi mediatico che ci sta sgretolando e che consideriamo inadeguato alle più elementari regole di uno Stato democratico.

Nella certezza che Lei non farà cadere questo appello nel vuoto, cogliamo l’occasione per ribadire la stima con cui quotidianamente Le siamo vicini nello svolgimento del suo ruolo istituzionale che ci rende sempre e comunque orgogliosi di essere italiani.

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Ad maiora.

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