Sono state formalizzate nella notte le accuse contro cinque giornalisti turchi arrestati giovedì a Istanbul con l’accusa di aver partecipato a un presunto complotto contro il governo islamico-conservatore di Erdogan. Un sesto collega era stato rilasciato poche ore dopo il fermo.
Dopo le proteste di Unione europea, Stati Uniti e organizzazioni dei diritti umani le autorità turche si sono affrettate a precisare che gli arresti dei giornalisti non sono legati al loro lavoro: “L’indagine non riguarda le opinioni o i libri che sono stati scritti” è scritto in un comunicato ufficiale della procura.
Sarà. Ma non è certo un caso che i colleghi arrestati siano noti per le loro critiche al regime. Il sito cui lavorano molti degli arrestati è questo: http://www.odatv.com/
Reporter senza frontiere ha chiesto la loro immediata liberazione: http://en.rsf.org/turquie-wave-of-searches-and-arrests-of-04-03-2011,39673.html
L’inchiesta giudiziaria riguarda il caso Ergenekon, un complotto col quale si sarebbe tentato – anche con un golpe militare – di mettere fuori legge il partito al governo. 400 le persone coinvolte.
Secondo l’opposizione, l’inchiesta giudiziaria è finalizzata soltanto a eliminare ogni voce di dissenso nel Paese.
Il primo ministro Erdogan ha negato ingerenze del governo sull’azione della magistratura mentre il presidente Abdullah Gul si è detto “preoccupato” per quanto sta accadendo: “Tutto ciò – ha dichiarato in un’intervista – getta un’ombra sul livello già raggiunto dalla Turchia e sulla sua immagine”.
Nelle carceri turche sarebbero attualmente imprigionati 61 giornalisti.
Ad maiora.




