BERBERI ARRESTATI: BRUTTE NOTIZIE DALLA LIBIA

Una settimana fa il presidio di protesta davanti al consolato libico, ma purtroppo le notizie che arrivano sulle sorte dei due fratelli berberi arrestati sono sempre peggiori. Riceviamo e pubblichiamo una lettera/appello del’Associazione culturale berbera.

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L’Associazione Culturale Berbera apprende oggi da fonte sicura che i due fratelli Mazigh e Madghis Buzakhar, arrestati dalla polizia segreta libica il 16 dicembre scorso e tuttora in carcere senza possibilità di assistenza legale né di controllo sulle loro condizioni, sono stati torturati e hanno subito, nel corso di lunghi interrogatori, maltrattamenti, intimidazioni e minacce di morte con le armi spianate.

Una assurda accusa di intelligenza col Mossad sarebbe stata giustificata col fatto che essi hanno scritto degli articoli su di un quartiere storico di Yefren un tempo abitato da una locale comunità ebraica (Zqaq n udayen). E lo stesso fatto di parlare berbero sarebbe prova di questo complotto perché il berbero sarebbe, a detta dei loro carcerieri, “una lingua giudaica”.

Le affermazioni fatte dalle autorità libiche negli scorsi giorni secondo le quali l’arresto e la detenzione dei fratelli Buzakhar sono stati posti in essere secondo procedure normali, con tutte le garanzie che ciò comporta per gli accusati, si sono rivelate delle menzogne. Lo stesso avvocato dei fratelli Buzakhar ha rimesso il mandato perché non gli è stata data la possibilità né di incontrare i suoi assistiti né di prendere visione degli incartamenti che li riguardano.

L’Associazione Culturale Berbera denuncia questi fatti contrari ai diritti umani e fa appello a tutti coloro che hanno a cuore il rispetto dei diritti umani perché si uniscano nella denuncia e si mobilitino per la scarcerazione e la fine della persecuzione dei fratelli Buzakhar e dei Berberi della Libia; al Governo Italiano perché valuti quali misure sia opportuno intraprendere davanti a questa palese violazione dell’art. 6 del “Trattato di amicizia, partenariato e cooperazione tra Italia e Libia”.

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