Giorno: 24 gennaio 2011

RICHIESTA DI DIMISSIONI DELLA MINETTI: LA POLEMICA CONTINUA

Roberto Jonghi Lavarini, storico esponente della Destra milanese, aveva denunciato l’operazione Minetti ben prima che se ne accorgessero i giornali di “sinistra”. Bel prima che i magistrati mettessero sotto controllo il telefonino dell’igienista dentale del Cavaliere, messa da quest’ultimo nel listino bloccato di Formigoni.

Jonghi disse che essere “figa” non giustificava la candidatura. Non fu ascoltato. Certo, non poteva immaginare quello che sarebbe successo da lì a qualche mese. Ne fece una questione di principio.

Come continua a fare. Ha sostenuto la raccolta di firme lanciata dalla consigliera di zona Sara Giudice - di cui abbiamo parlato ieri – per chiedere le dimissioni della consigliera regionale.

Un’iniziativa che non è piaciuta ai vertici del Pdl. Ma anche ai quadri giovanili che hanno fatto uscire comunicati nei quali dicono che “la Giudice rappresenta solo sé stessa”. E proprio contro quelli si scaglia oggi l’esponente della destra meneghina, Jonghi Lavarini: “Non accetto lezioncine di politica e di morale, o peggio insulti e minacce di espulsione, da nessuno, tantomeno da certi politicanti, mediocri leccaculo, che vivono a spese dei contribuenti. Che, nella nostra battaglia di rinnovamento e meritocrazia, non siamo soli lo dimostra il penoso risultato della mobilitazione del PDL milanese, lo scorso sabato: solo cinque banchetti striminziti in tutta la città”.

Insomma, la polemica è  tutt’altro che finita.

Ad maiora.

Ps: Nel frattempo le firme sono quasi 4mila: http://www.firmiamo.it/dimissioninicoleminetti

ATTENTATO DI MOSCA: SOLIDARIETA’, SPERANDO CHE NON VENGA RIDOTTA ULTERIORMENTE LA DEMOCRAZIA

“Scanneremo i terroristi fin nel cesso”. Aveva detto così Vladimir Putin appena nominato suo successore da Boris Eltsin. Il vile e drammatico attentato odierno dimostra che la strategia, a undici anni di distanza da quelle parole, è tristemente fallita.

È prematuro dire chi sia stato, ma tutto lascia pensare che questa nuova strage all’Aeroporto internazionale di Mosca, il Domodedovo, sia di matrice cecena.

I 35 morti e i 130 feriti sono solo l’ennesimo, tragico segnale che arriva da quell’area caucasica che, pur forzatamente pacificata da 100  mila soldati russi, continua a seminare odio e violenza.

Il tutto anche se in Cecenia il partito di Putin/Kadyrov/Medvedev arriva al 99% dei voti. Molti ceceni, fin dai tempi dello zar, non vogliono stare sotto il dominio di Mosca. Pensare di tenere insieme una famiglia con la forza, è fattibile. Ma come l’acqua nella pentola a pressione, rischia poi di esplodere.

Nell’esprimere solidarietà alla vittime di questa follia, l’unico augurio è che la risposta sia razionale, che non ci si limiti a slogan elettorali. Dopo Beslan furono abolite le elezioni locali e venne instaurata la Verticale del potere. La speranza è che questa nuova tragedia non diventi l’occasione per limitare ulteriormente i margini già stretti della democrazia russa

Ad maiora.

MA A CHE ORA ANDRA’ A LETTO ELIZABETH DIBBLE?

BOCCHE CUCITE. COI GIORNALISTI

a. “Io non è che non posso parlarvi, non voglio parlarvi”. La consigliera regionale Nicole Minetti assediata dai cronisti fuori dall’aula del parlamentino lombardo.

b. Intercettazione telefonica tra Nicole Minetti e Florina Marincea (una delle ragazze amiche di Lele Mora filmate da Oggi mentre si dirigono verso Arcore): NM: Sentiamo un attimo eh, sicuramente ti chiameranno i giornalisti. FM: Ma io non rispondo a nessuno, eh? NM: Non rispondere a nessuno.

c. “Quello che devi fare è tenere la bocca chiusa coi giornalisti e con tutti gli altri lacchè dell’imperialismo finché le acque non si saranno calmate”. Barney Panofsky dà consigli al figlio Saul (“La versione di Barney”, Adelphi).

L’INCLINAZIONE AI PARTY SELVAGGI

a. Nei cablogrammi segreti inviati dall’addetta all’Ambasciata degli Stati Uniti a Roma, Elizabeth Dibble, su Berlusconi scriveva: “E’ incapace, vanitoso e inefficace come moderno leader europeo, fisicamente e politicamente debole. Per le frequenti lunghe nottate e l’inclinazione ai party selvaggi non si riposa a sufficienza”.

b. Annotazione della PG sulla serata del 19 settembre 2010 (contenuta nella richiesta inviata dai magistrati alla Camera) sulle persone presenti ad Arcore, a casa di Silvio Berlusconi: 24 ragazze (la più giovane nata il 29 novembre 1991, la più anziana il 16 maggio 1978), oltre a quattro uomini e il presidente.

c. Il giorno dopo, lunedì 20 settembre il Presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana, Silvio Berlusconi, non andò ai funerali di Alessandro Romani, paracadutista della Folgore caduto in Afghanistan. Alle esequie, svoltesi alle 14.30 alla Basilica di Santa Maria degli Angioli, erano presenti il presidente della Repubblica, di Senato e Camera oltre ai ministri La Russa, Brunetti e Meloni.

 A CHE ORA ANDARE A LETTO?

a. Emma Marcegaglia: “All’estero dico sempre che esiste un’altra Italia che va a letto presto e si sveglia presto, che lavora seriamente, produce, fa impresa e si impegna”.

b. Il Capo di Gabinetto della Questura di Milano, sentito dai magistrati di Milano, parla della sera del 27 maggio in cui il presidente del Consiglio dei ministri della Repubblica italiana lo chiama per intercedere per l’affidamento della minorenne Ruby alla Minetti: “Intorno alle 23.00/23.15 del 27/5/2010, io ero già a letto, ebbi a ricevere una telefonata sul mio cellulare di servizio…”.

c. Intercettazione telefonica tra il consigliere regionale Puricelli e il direttore del Tg4 Emilio Fede: Non credo che lui va a letto a mezzanotte? Puricelli: no, no, no non credo che vada a letto no, non penso.

d. Intercettazione telefonica tra la consigliera regionale Nicole Minetti e la soubrette Barbara Guerra: Nicole: mm ho fatto le sette… Barbara: hai fatto? Nicole: le sette… sono stanca morta, ti giuro, sono distrutta…

CHI HA RAGIONE?

a. Emilio Fede ieri all’Annunziata: “Non ho mai invitato neppure una ragazza, a cominciare da Ruby, a una di quelle cene ad Arcore”.

b. Nei verbali spediti dai magistrati milanesi alla Camera scrivono: Per la cena del 22 agosto 2010, l’ascolto delle conversazioni telefoniche consente di affermare che: (…) Emilio Fede invita alla cena ed organizza l’arrivo di Ambra Battilana, Chiara Danese che arrivano accompagnate da Daniele Salemi; Per la cena del 4 settembre 2010, L’ascolto delle conversazioni telefoniche consente di affermare che: (…) Itnane Fadil viene invitata direttamente da Emilio Fede.

Ad maiora.

IN DIFESA DI MIMMO LOGOZZO

Quando insieme al collega Ermanno Generali entrammo nel suo ufficio, ebbi l’impressione della stanza di un generale che sta guidando una battaglia. Non c’erano i sacchi alle finestre, né i soldati sulle scale con i kalashnikov in mano. Ma mi tornò alla mente il Palazzo del Soviet a Tiraspol, durante la guerra civile moldava del  1992, dove la stanza del presidente (è ancora lì) Smirnov aveva la stessa ordinata confusione. Fu un ricordo che durò pochi istanti. Domenico Logozzo, allora caporedattore della Rai abruzzese, richiamò subito la mia attenzione: fu cortese nei pochi minuti di colloquio che avemmo, prima di dirigerci verso il cratere del terremoto.

Ci descrisse le strutture aziendali sopravvissute al sisma, ci disse dove montare  e dove andare a dormire e ci diede il primo pezzo da fare per quella sera. Ci accomiatò con un frase di cui tutt’ora ricordo il suono, con una bella cadenza calabrese, malgrado gli anni passati a Pescara: “Per qualunque cosa, lamentela o suggerimento, critica o richiesta, a qualunque ora del giorno e della notte, non fatevi scrupolo: chiamatemi. Il cellulare è sempre acceso”.

Non lo diceva tanto per dire. E non lo diceva solo a noi, milanesi in trasferta, ma anche a tutti gli altri colleghi – di tutta Italia – andati in Abruzzo ad aiutare la locale testata regionale dopo il sisma del 6 aprile (vero federalismo solidale). E lo diceva, ovviamente, anche e soprattutto ai suoi redattori e inviati.

Qualche settimana fa, sono ripassato a Pescara a salutare insieme a colui che dopo averlo conosciuto bene ora posso chiamare “Mimmo”. Ero insieme agli studenti di giornalismo della Statale, in trasferta per realizzare – tutti assieme – uno speciale in quel buco nero dell’informazione che è l’Aquila post-terremoto.

Triste ma combattivo, Logozzo ci confessò che da lì a poco sarebbe stato sostituito, non sarebbe più stato caporedattore della Rai abruzzese. Disse che avrebbe comunque resistito legalmente a una scelta  che non condivideva, né capiva.

Così è stato.

Gli avevo promesso un pezzo sulle vittime universitarie del terremoto (ampiamente seguite dal collega abruzzese Umberto Braccili, che però – avendo sul tema scritto un appassionato libro – non poteva contemporaneamente suonarsela e cantarsela). Avrei dovuto realizzarlo per i primi giorni di gennaio.

E invece una sera di dicembre Logozzo mi ha chiamato, di ritorno Roma, dove gli era stata ufficializzata la rimozione: “Andrea, quel pezzo non riesci a farlo prima di Natale? Dopo, io non sarò più qui”. La voce era triste e l’amicizia che mi lega a questo collega non mi diede alcuna scelta. Il servizio è andato in onda proprio il 25 dicembre.

Prima di allora, l’assemblea della redazione abruzzese ha espresso compattamento la contrarietà alla sostituzione di Logozzo, parlando di “umiliante trattamento” e affidando al Cdr un pacchetto di tre giorni di sciopero. Anche l’Usigrai, col segretario Carlo Verna, ha duramente contestato la decisione: “Roba da Rai di Masi”.

Domani, davanti al giudice del lavoro, c’è l’udienza nella quale si valuterà la legittimità di quella decisione.

La sentenza, nel mio cuore, è già stata scritta.

Ad maiora, caro Mimmo.

AGGIORNAMENTO DELL’ULTIMA ORA: Dopo l’udienza, Rai e Logozzo hanno trovato un accordo. Il collega guiderà una nuova tramissione serale della Tgr con sede a Pescara.

Vi terremo informati.

Grazie a tutti coloro che hanno commentato. Mimmo ne è commosso.

Ad maiora