Day: 23 gennaio 2011

PER NON DIMENTICARE CHE NON SEMPRE SIAMO STATI “FRATELLI D’ITALIA”

Presentata questa sera, in anteprima, al Teatro Litta di Milano la versione sottotitolata in inglese di “Fratelli d’Italia?”. Il documentario che ha come protagonisti nipoti e pronipoti di sopravvissuti alla shoah e’ stato proiettato in uno dei palazzi storici milanesi davanti al quale passarono i camion carichi di ebrei diretti alla Stazione Centrale. Di li’, dal famigerato Binario 21, partirono poi i convogli diretti ai campi di sterminio. E in Stazione si ambienta quasi tutto questo film (di Mariella Zanetti con la regia di Dario Barezzi, edito dalla Proedi dell’amico Andrea Jarach) dove gli eredi dei “salvati” cercano di scuotere i pendolari dei treni perche’ ricordino le leggi razziali.
Come ha detto il presidente del Consiglio Comunale di Milano, Manfredi Palmeri, la salvezza può passare solo dal mantenimento della memoria. Per evitare che qualcuno possa ipotizzare, anche oggi, di basare persino il decreto flussi su discriminazioni religiose.
Ad maiora.

IL NANO GHIACCIATO CONTINUA A VINCERE. MA TERAMO ESCE CON L’ONORE DELLE ARMI

Ennesima vittoria per la squadra di Dan Peterson ma non esaltante.

Milano parte forte contro Teramo. 9 a 2 e (in un Forum con parecchi spazi vuoti ma con l’entusiasmo di tanti bambini) sembra una partita già decisa. Ma gli abruzzesi replicano immediatamente e si portano in vantaggio con un parziale di 9 a 0 che obbliga Dan Peterson a chiamare time out. Entra pure il nuovo play Greer, ex Napoli, subito autorevole che con sei punti porta l’Olimpia Armani Jeans  in vantaggio al primo quarto: 27-22.

Le scarpette rosse ripartono forte: 34-22 e time out chiamato da coach Ramagli, di 28 anni più giovane del Nano Ghiacciato. 37 a 31 e tocca a Dan chiamare la squadra a raccolta. Il basket è una partita a scacchi. Ma Milano ha più pedine: è però decisamente meglio in attacco che in difesa dove viene penetrata troppo facilmente. L’Armani avanti solo di 3: al riposo di va sul 42-39.

Il terzo quarto inizia come era finito il secondo. Squadre testa a testa e nuovo sorpasso teramano, soprattutto grazie a Diener. Non male calcolando che in campo c’è la seconda e l’ultima forza del campionato.

Maciulis e un antisportivo fanno il break per Milano che sale a più 12 che non verrà più recuperato.

Finisce 87-74. Quarta vittoria di seguito del Nano Ghiacciato. La peggiore per ora.

In tribuna il nuovo centro Eze ancora in felpa e cappellino ma già circondato dall’affetto dei tifosi milanesi. Ci farà vincere la Coppa Italia ripetono in coro. Dovranno giocare diveramente da stasera.

Ad maiora.

LETTERA APERTA SUL DARFUR

Dall’amica Antonella Napoli, presidente di Italians for Darfur, riceviamo e volentieri pubblichiamo.

……………………………………………

Lettera aperta sul Darfur

Raccontando il Sudan, per non dimenticare e per continuare…

Cari amici, il mio ultimo viaggio in Sudan, in occasione del referendum per l’indipendenza del Sud Sudan, é stato più duro e, in certi momenti, pericoloso rispetto ai precedenti. Ho passato dei giorni con un gruppo di ribelli che mi ha anche fornito delle foto che testimoniano i crimini in Darfur. Ho avuto la possibilità di parlare con i sopravvissuti degli ultimi attacchi delle forze militari del governo e ho capito, ancora una volta, che per quello che ha subito e continua a subire, questa gente – donne violentate e mutilate prina di essere uccise, ragazzini bruciati vivi nelle scuole, interi villaggi distrutti – non sarà mai pronta alla pace se prima non verrà loro garantita giustizia.

Le sensazioni che mi ha lasciato questo viaggio sono contrastanti.

Come avevo scritto nel novembre del 2009, quando con l’intergruppo Italia Darfur andammo a Zam Zam camp, non ho trovato volti scavati dalla fame, – come nel 2005 e nel 2007 -persone disperate che non avevano neanche la forza di chiedere aiuto. Stavolta non sono state le migliaia di persone che pelle e ossa vagavano per i campi profughi con gli occhi sbarrati dal panico o le testimonianze delle ragazze violentate che mi hanno raccontato il terrore degli stupri subiti a segnarmi profondamente. Questa volta è bastato il ‘contesto’…

Il degrado umano dilagante, l’assenza di ogni barlume di speranza negli sguardi, la delusione trasformata in rassegnazione di non poter cambiare uno ‘status’ incancrenito, che ti porta a perdere dignità e futuro. La situazione alimentare è migliorata ma la distribuzione del cibo e l’assistenza umanitaria sono sempre a rischio. E la gente non ce la fa più. Questa esistenza ai limiti della sopravvivenza e del decoro, hanno ‘inciso’ un marchio indelebile sulla loro pelle.

Quando bambini di quattro – cinque anni si azzuffano e calpestano i fratellini di pochi mesi pur di strappare dalle mani di chi li porge quaderni e matite che probabilmente non useranno mai, comprendi che per loro il presente e il futuro sono segnati da abbandono, disinteresse e violenza.

E allora ti chiedi… ha senso andare avanti? Forse chi mi chiede che senso ha continuare a occuparsi del Darfur, un posto così lontano e senza speranza,e mi consiglia di usare meglio le mie energie – a cominciare dai miei colleghi giornalisti mai così numerosi in Sudan – ha ragione? Poi mi torna in mente una vecchia massima che dice: non interessa al mondo chi del mondo non si interessa… E allora ogni mio dubbio svanisce: fino a quando io continuerò a occuparmi di Darfur, qualcuno a cui interesserà quello che ho da dire ci sarà sempre. Se anche la mia voce si zittisse, allora sarebbe più ‘facile’ ignorare questa tragedia. E così smetto di pormi domande, la risposta è dentro di me ed è una convinzione ferma.

Ignorare quella gente per me non è possibile, perché il loro dramma è il mio dramma, la loro battaglia è la mia battaglia, la loro speranza e la mia speranza! Spero sia anche la vostra… Antonella Napoli, presidente Italians for Darfur

Anche la nostra

Ad maiora

SARA GIUDICE, L’ANTI-MINETTI, NON MOLLA

Arriva all’appuntamento per l’intervista puntuale come un orologio svizzero: non si è montata la testa. Oggi appare in pagina nazionale di Repubblica e oggi e ieri è andata in onda sul Tg3 nazionale.

Forse per questo ieri l’attacco contro di lei è stato concentrico. Sara Giudice (figlia di Vincenzo, ex presidente del Consiglio comunale di Milano), 25 anni, non sembra comunque voler fare passi indietro.

Anzi, nell’intervista in cui ribadisce la richiesta di dimissioni di Nicole Minetti, invita tutti a firmare l’appello che si trova su www.firmiamo.it (è in testa alla classifica tra le più votate).

Per far capire che non è intenzionata a far passi indietro – lei che è iscritta al Pdl e che è consigliera di zona –  sulla foto profilo di Facebook ha messo l’invito a firmare contro la consigliera regionale eletta nel listino Formigoni (col presidente lombardo che invita ad aspettare i tre gradi di giudizio e Sara Giudice che risponde che la giustizia non c’entra, qui si parla di morale).

Anche tra le sue foto sul social network ce ne è una con suo padre (di cui oggi ricorda il passato, non a caso, il Giornale) e col presidente Berlusconi: giusto per far capire che non stiamo parlando di una zecca.

La Giudice (cui arriva la solidarietà di Pd e Fli, anche se lei si rivolge ancora ai giovani del Pdl) fa fondamentalmente una sola domanda: come è stata decisa la candidatura di una “non militante” come l’igienista dentale del premier? In un listino bloccato. Nei primi quattro posti in modo che venisse eletta anche in presenza di una vittoria schiacciante del centro destra alle regionali lombarde.

The answer, my friend, it’s blowing in the wind.

Ad maiora.

IL FEDERALISMO, RUBY E IL VILLONE DI PUTIN

CHIEDETE A RUBY CON CHI FACCIO SESSO

“A letto col premier? Non ve lo dico: per queste cose chiedete a Ruby”. Parla a Repubblica la romena Ioanna Visan, anni 23, 53 volte ad Arcore nel 2010.

MATRIOSKE A NUDO

Il Granducato di via Olgettina 65. Un groviglio di società lussemburghesi off shore dietro la proprietà: il ruolo del fratelli Monteverdi. Sul Sole24 ore si continuano ad analizzare gli aspetti economici di Ruby e dintorni.

SOPRA IL LETTONE DI PUTIN

Lettoni e mobili dorati. Su “wikileaks russo” la nuova “villa di Putin”. Sul Corriere.

PARLIAMO DI FEDERALISMO. MA MI STAI ASCOLTANDO??

“Il Pd continui il dialogo, non si faccia distrarre da Ruby”. Appello del leghista Reguzzoni sul federalismo, su Repubblica.

RAGAZZI, FATE I BRAVI ORA

Maroni: tregua per tornare a pensare al Paese. Sul Corriere.

LODO RUBY

Il premier: “Fini ha ispirato i magistrati”. In cantiere il lodo Ruby: maggiorenni a 16 anni. Sul Fatto quotidiano.

LODO G8

“G8, i poliziotti violenti salvati da una leggina”. La denuncia del pm di Genova: non saranno più chiamati a risarcire le vittime degli abusi. Su Repubblica.

Ad maiora.

ANIMALI DI TUTTO IL MONDO, UNITEVI AI BAMBINI

Dopo il film, il libro. Che ovviamente è stato realizzato prima della pellicola. “Animali di tutti il mondo unitevi” è il titolo marxiano del racconto dal quale è stato tratto il cartone animato nei cinema in questi giorni. È stato scritto dalla tedesca Barbara van den Speulhof che a sua volta si ispira  a “La conferenza degli animali” di Erich Kastner.

Il libro è una vera e propria sceneggiatura e quindi, se avete già visto il film, potete ripercorrere le vicende del gruppo di animali che decidono di ribellarsi all’uomo, alla distruzione della natura che sta/stiamo realizzando.

Animali volutamente antropizzati per permettere ai più piccoli di immedesimarsi con le vittime di un sistema che è antropocentrico. Per non dimenticare, come scrive Mario Tozzi nella prefazione, che “l’uomo non è al centro dell’universo”. Di chi è la terra?, ci si chiede d’altronde in uno dei capitoli del libro. Che si chiude con un invito della Lega anti vivisezione (Lav) ai più piccoli, a essere responsabili nei confronti dell’ambiente e degli altri animali.

D’altronde la Sonda, la casa editrice che pubblica il libro (e cui sono particolarmente affezionato visto che pubblicò “Anna è viva” rimbalzata da molti altri editori) è guidata da amici vegani e pubblica molti libri dedicati ai diritti degli animali.

“Dare voce a chi non ha voce”, diceva qualche millennio fa uno dei leader di un associazione animalista e antivivisezione nella quale militavo quando avevo i calzoni corti.

Ad maiora.