Day: 21 dicembre 2010

“LA COSTITUZIONE GARANTISCE ANCHE AGLI STRANIERI I DIRITTI DELL’UOMO”

E’ dura la reazione di larga parte della giunta milanese e della maggioranza di centro-destra alla sentenza del giudice Roberto Bichi che stabilisce che “non oltre il termine del 12 gennaio 2011 gli appartamenti siamo posti a disposizione dei ricorrenti”, ossia di 25 famiglie rom.
Si sostiene che sia una sentenza politica, che le case date ai rom sono tolte agli italiani e si invitano i giudici a sottoporsi al giudizio degli elettori.
Leggendo le 16 pagine del dispositivo, si apprendono pero’ cose diverse. Il giudice non parla in generale di case popolari ai rom o agli italiani. Si limita ai casi delle famiglie rom che per lasciare il campo di Triboniano avevano sottoscritto i “progetti di autonomia abitativa”, firmati uno a uno, alla presenza dei rappresentanti del comune e dello Stato (in accordo anche con la Regione). Per il giudice quella firma costituisce “posizione tutelabile giurisdizionalmente”.
“I ricorrenti, scrive Bichi nelle motivazioni, svolgono – e ciò costituisce aspetto paradossale del contenzioso – richieste non tendenti a forzare o a diversamente orientare delle scelte discrezionali del Comune o del Commissario (per l’emergenza nomadi, il Prefetto di Milano, NdRisk), ma chiedono solo che siano attuate proprio le determinazioni che il Comune ha già assunto”.
Sul carattere discriminatorio del dietro-front sulle case, il giudice descrive “l’obiettiva constatazione che il diniego all’attuazione delle convenzioni riguarda esclusivamente tutti i soggetti accomunati dall’appartenenza alla medesima etnia. Infatti, conclude, neppure in sede di discussione orale sono stati rappresentati ulteriori, diversi, specifici motivi riguardanti i singoli ricorrenti, precludenti, in ipotesi e sia pure ex post, la concreta assegnazione dell’abitazione (eventuale successivo accertamento dell’assenza di requisiti, accertamento di concreti indici di pericolosità sociale a carico di singoli, ecc.)”.
Il Tribunale ribadisce, nel finale della sentenza, che i diritti costituzionali sono garantiti anche agli stranieri.
Il 12 gennaio ne vedremo delle belle.
Ad maiora.

LIBERE LE ANATRE, CATTURATE PERCHE’ SOCIEVOLI

Nelle scatole di cartone con cui le trasportano dalle gabbie dove hanno vissuto per pochi giorni fino al laghetto dove verranno liberate rumoreggiano.
Forse hanno capito che stanno per tornare in libertà. O forse temono si avviino a finire in cucina o a far da richiamo per altre compagne di viaggio che attratte dal loro canto, scendono dove sono le loro gabbie e vengono impallinate.
Le anatre selvatiche, che questa mattina sono state liberate dal WWF nell’Oasi milanese di Vanzago, sono animali socievoli. Volano in branco. E se sentono qualcuno della loro specie a terra, gli si avvicinano, ignare che sia una trappola. Funziona cosi’ per molte specie di uccelli. Non sempre i richiami artificiali funzionano. Quelli vivi, ahinoi, anzi ahi loro, sono molto più efficaci. Le alzavole liberate stamattina (sono le più piccole anatre europee e finiscono cotte allo spiedo) sono cosi’ legate allo stormo che se un cacciatore ne colpisce una, le altre a volte tornano indietro per vedere come mai una di loro si sia “fermata”. E finiscono a loro volta nel mirino della doppietta.
Le 40 anatre selvatiche liberate oggi sono state sequestrate dalle guardie ecologiche volontarie del WWF (con Forestale e Polizia provinciale) a due cacciatori bresciani.
Chi volesse segnalare casi di bracconaggio in Lombardia chiami il numero: 328.7308288.

Ad maiora.

A SULMONA, AMBIENTALISTI CONTRO IL NUOVO GASDOTTO

“Stop Snam”. Il cartellone sulla strada centrale di Sulmona non può che indurmi a fermarmi e avvicinarsi a chi sta manifestando.

“Vuole firmare la petizione contro il gasdotto?”, mi chiede un signore. Faccio no con la testa e dico che vorrei solo avere qualche informazione.

“Conosce il gasdotto Gazprom, quello di cui parlano in questi giorni quelli di Wikileaks?”. Sorrido, ma quell’ambientalista abruzzese non può sapere che sono informato del progetto. “Passerà proprio di qui! E noi vogliamo opporci”.

Mi mette in mano cinque o sei volantini e mi saluta avvicinando qualche altro passante.

Il gasdotto in questione è il Brindisi-Minerbio, la cosiddetta “Rete adriatica” ch in realtà passerà nell’entroterra e che lungo i suoi 687 chilometri porterà il gas russo (o meglio, gestito dai russi di Gazprom, con la partecipazione dell’Eni al 40%) dalle ex repubbliche sovietiche al nord Italia, anzi, al nord Europa dato che l’aspirazione italiana è quella di diventare un hub alternativo all’Ucraina (qui di rivoluzioni arancioni non c’è aria…).

Vicino a Sulmona dovrebbe essere realizzata una centrale di compressione. Di qui la protesta degli ambientalisti locali (ma se cliccate su google Brindisi-Minerbio vedrete che l’opposizione è lungo tutto l’asse del percorso).

Nei volantini i cittadini se la prendono con la Regione Abruzzo ma anche col Comune di Sulmona (non risparmiano critiche anche all’opposizione) e annunciano ricorso diretto alla Commissione europea. Vogliono chiedere se siano state rispettate tutte le direttive in materia ambientale e in caso contrario chiedono che sia aperta una procedura di infrazione contro l’Italia.

Domandano se non fosse necessaria una Valutazione ambientale strategica (Vas) o una Valutazione d’impatto ambientale (Via) unica. Ne sarebbero invece state chieste cinque separate, per i cinque tronconi del gasdotto.

Il volantinaggio prosegue. Qualcuno sta per firmare ma esita. “Non si preoccupi signora, dice un manifestante, la firma non comporta partecipazione alle spese legali nemmeno se avvieremo la procedura d’infrazione”. La signora firma. Mi sa che Snam ed Eni dovranno avviare una bella campagna di informazione e confronto se non vorranno che cresca il fronte dell’opposizione al progetto.

Ad maiora.