Day: 12 ottobre 2010

GLI ULTRA’ SERBI, ATTIVI DA ANNI

I podromi della dissoluzione jugoslava iniziarono allo stadio. Con gli scontri fra ultrà serbi e croati. Il 13 maggio 1990 quando gli scontri a Zagabria tra gli ultrà della Dinamo e della Stella Rossa di Belgrado diedero il la alla fine dello Stato degli slavi del sud.

E durante il conflitto fu proprio tra le curve che vennero raccattati molti dei peggiori tagliagola. Arkan (poi assassinato, ma salutato da striscioni laziali all’Olimpico) che era un capo-curva, reclutò le sue tigri tra i più facinorosi ultrà.

Anche gli incidenti di qualche giorno fa a Belgrado contro il gay pride sono stati animati dagli ultrà, dove si concentrano i più fanatici nazionalisti rimasti attivi anche dopo il conflitto.

Quanto sta  accadendo stasera al Marassi, a differenza di quanto avvenuto domenica a Belgrado, allontana di mille miglia la Serbia dal consesso europeo. Purtroppo.

Ad maiora.

Ps. Anche se non è stato capito dai telecronisti, i giocatori serbi sono andati sotto la curva mostrando le tre dita non indicavano il rischio del 3 a 0 a tavolino, ma il saluto serbo. Che si immagina sia in qualche modo legato alla Trinità.

OPERAZIONE SIMPATIA PER LE SCARPETTE ROSSE

L’Armani Jeans Milano lancia l’operazione simpatia. Così la definisce il presidente Livio Proli nella conferenza stampa con la quale è stata presentata la squadra che sabato avrà la sua prima palla a due (a Teramo alle 18: sarà l’ultimo anno di Sky?).

L’uomo cui Armani ha affidato le sorti della squadra di basket dice che l’inesperienza del gruppo si è fatta sentire in questi primi due anni e che sono stati commessi degli errori col – prima sconosciuto - mondo cestistico. Di qui un nuovo rapporto con tifosi (sempre scontenti , all’asciutto di vittorie da troppi lustri) e giornalisti. Staremo a vedere.

La squadra che ha fatto mostra di sé al Palalido (pronto a essere chiuso e rivoltato come un calzino per trasformarlo in Pala AJ, con 5400 posti finalmente serviti dalla metropolitana, a differenza del Forum di Assago, sempre disperso nelle campagne) sembra indubbiamente più forte di quella di un anno fa. Da qui a battere Siena, ce ne vuole comunque ancora un po’. La Supercoppa di qualche giorno fa è lì a dimostrarlo.

Ma per una volta i milanesi hanno seguito la Montepaschi nel metodo: non cambiare ogni anno la squadra, ma migliorarla con innesti (come il sito internet, rinnovato ma non stravolto: www.olimpiamilano.com).

La speranza delle scarpette rosse è che Hawkins, fuggito un anno a Siena per “vincere qualcosa”, abbia ancora fame di vittorie.

Ad maiora.

KASSIM SPOSTATO IN UN ALTRO CARCERE

Già due anni fa quando mi recai a Casablanca a seguire la vicenda di Abou Elkassim Britel - noto come Kassim - cittadino italiano di origini marocchine, vittima delle extraordinary rendition, il carcere Ain Bourja (da fuori, non ci fecero entrare) mi sembrò un girone infernale. Poi è stato spostato in uno ancora più rigido (Oukasha).

Ora apprendo dal racconto della moglie (e che pubblico di seguito) che Kassim è stato traferito - in malo modo - in un altro penitenziario, a Kenitra.

Dal 2002 questo uomo viene punito per le sue idee radicali e per l’islamofobia seguita alla strage delle Torri Gemelle. Rapito (dalla Cia)  in Pakistan è recluso da anni nelle carceri marocchine. Le inchieste italiane nei suoi confronti si sono chiuse con un nulla di fatto. Quelle di Rabat lo hanno visto condannare (prima a 15 poi) a 9 anni di carcere per associazione sovversiva. Dovrebbe averli già scontati ma la carcerazione “regolare” è iniziata nel 2003. Per lui si erano mossi l’ex sindaco di Bergamo (città dove Kassim viveva), Roberto Bruni e gli ex parlamentare di Prc Ezio Locatelli e dei Verdi Tana De Zulueta. Ma invano.

Kassim ha provato in tutti i modi ad attirare le attenzioni delle autorità italiane, anche con lunghi scioperi della fame. Ai tempi di Clemente Mastella (era Ministro della Giustizia del centro sinistra, ricordate?) per motivarlo a intervenire un artista gli aveva spedito un fantoccio incaprettato, facendo scattare l’allarme per una presunta minaccia.

Da allora, purtroppo, la vicenda non si è mossa di un centimetro. Anzi, Kassim viene spostato – come un pacco – da un carcere all’altro.

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Ecco il blog che parla della vicenda: http://kassimlibero.splinder.com/post/23437672

Ed ecco l’ultimo post sul “trasferimento”:

Venerdì 8 o sabato 9 ottobre, alle sei del mattino, Abou Elkassim Britel subisce un trasferimento coatto dal carcere di Oukasha al carcere centrale di Kenitra. Privato dei suoi abiti, dell’orologio e di tutti gli effetti personali, Kassim viene fatto salire su una vettura con gli occhi bendati e, arrivato a Kenitra, buttato giù dal mezzo e duramente malmenato con calci e manganelli. Già malato e provato dagli anni di prigionia e tortura, viene chiuso in cella senza vestiti, senza cibo, senza letto e senza coperte, con i lividi e le ferite ancora doloranti. Ha fame, è stato derubato anche delle sue provviste di cibo. Domenica sera la moglie, non avendo più notizie di lui da giovedì, lancia l’allarme. Oggi, lunedì 11 ottobre, una delle sue sorelle riesce a fargli visita e ad incontrarlo. Kassim, in lacrime, racconta e chiede di esser visitato al più presto dall’Ambasciatore o dal Console.

 Ad maiora