APPLAUSI PER SARAH

Applausi tra le campagne di Avetrana al rinvenimento del corpo. Applusi all’arrivo della salma di Sarah Scazzi alla camera ardente. Applausi anche alla comparsa della madre della ragazza.
Non si capisce perche’ nel nostro Paese non si riesca a gestire il dolore in silenzio. Si applaude ai funerali, in chiesa. Ma anche nel minuto di silenzio allo stadio.
Come se non fossimo capaci di affrontare, in silenzio, la sofferenza. Come se dovessimo sguaiatamente condividere anche questi momenti.

Come  in uno studio televisivo, grande quanto la Penisola. Senza neanche bisogno dell’assistente di studio che faccia la claque.

Eppure si dovrebbe battere le mani solo in segno di approvazione. E invece lo si fa per sentirsi un po’ tutti uniti. Per compattarsi nei momenti difficili.
Forse, e’ un modo per reagire.
Come scrive il grande Amos Oz, “se non ti restano più lacrime per piangere, non piangere. Ridi”.
O applaudi.

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