Month: settembre 2010

SBARCA ANCHE A MILANO LA RIVISTA WHERE

E’ una rivista che trovate negli alberghi di molte città del mondo. E ora anche in quelli milanesi. Sbarca nella “capitale del lusso” (almeno nel quadrilatero, tale era ed è) Where: è una rivista che fornisce ai turisti consigli su dove andare a mangiare e fare acquisti  ma anche quale spettacolo teatrale non perdere o quale mostra visitare (Picasso e Cattelan, direi, in questi giorni).

Where in salsa milanese, guidata dall’amico Andrea Jarach, è stata presentata in una bel ristorante milanese, con menù ovviamente a base di risotto. Il primo numero, quello –  zero – di novembre è dedicato alla Fashion city e passeggiando per la città in questi giorni, si capisce il perché.

Tutta in inglese, Where si rivolge a un tipo di turisti e di viaggiatori che  hanno risentito meno di altri della crisi finanziaria ed economica che ha travolto il mondo occidentale.  Una crisi che, soprattutto per quelli che l’hanno pagata di più, si spera stia davvero finendo.

Questo il sito della rivista:

http://www.wheremilan.com/main/

Ad maiora

SENZA FACEBOOK NE’ CELLULARE. DOVE ANDRA’ SARAH?

Prima l’attenzione ai numerosi profili Facebook, ora anche il cellulare ritrovato a sei chilometri da casa, senza batteria né sim, bruciacchiato da chi ha dato fuoco alle stoppie.

La drammatica vicenda di Sarah Scazzi, ragazzina di 15 anni scomparsa più di un mese fa da Avetrana, riassume in sé tutta l’iconografia dell’adolescenza moderna.

Sui social network passano le ore, scrivono, raccontano sentimenti, chattano. Anche con nomi e foto false. Si creano più personaggi. Gli stessi che un tempo si cercavano nei romanzi e che ora trovate in rete. La stessa dalla quale Sarah è svanita il 26 agosto ( i suoi profili sono stati congelati dagli inquirenti e a nulla sono valsi i numerosi appelli a trovarla, lanciati anche da FB).

E poi il cellulare. È l’oggetto culto degli ultimi anni ed è quasi impossibile immaginare un ragazzo o una ragazza che non ne possieda uno. Il fatto che Sarah abbia abbandonato (o perso, o peggio) il suo telefonino, con tanto di gingilli attaccati, non è ovviamente un buon segno.

Facebook e il cellulare sono due icone moderne. Un tempo le ricerche di una scomparsa sarebbero state affidate solo al fiuto dei cani. Ora, inevitabilmente, le indagini si fanno virtuali, alla ricerca di IP prima e di celle telefoniche ora.

Con la speranza che il fiuto tecnologico degli investigatori trovi al più presto la traccia giusta.

LUZKHOV, TROMBATO, ORA FA LA VITTIMA DEL SISTEMA

Qualche giorno fa raccontavamo del possibile siluramento del sindaco di Mosca, Jurij Luzhkov. Cosa che puntualmente e’ avvenuta, dopo che il primo cittadino ha criticato il presidente Medvedev e dopo che le tv russe avevano avviato una campagna stile “casa Montecarlo” per rivelare le magagne di Luzhkov e della sua ricca signora (costruttrice, nella Capitale e non solo). Il sindaco e’ stato rimosso dall’incarico.
In Russia la già traballante democrazia e’ diventata una “verticale del potere” da quando Putin ha “sfruttato” la terribile strage di Beslan per abolire le elezioni locali. Nomine e revoche sono di esclusiva competenza del Cremlino.
Luzhkov che fino a ieri ha mangiato nello stesso piatto del regime e che si e’ messo in luce per aver vietato i raduni gay come quelli dell’opposizione ora indossa le vesti di San Sebastiano. Scrive, il compagno sindaco, in una lettera diretta al Cremlino, nella quale paragona quanto accaduto alle purghe staliniane: «Nel nostro Paese la paura di esprimere il proprio punto di vista esiste dal 1937: se la nostra leadership si limita a sostenere questa paura con le sue dichiarazioni, allora è facile arrivare a una situazione in cui c’è un solo capo nel Paese le cui parole sono scolpite nel granito e devono essere seguite senza tentennamenti».
Luzhkov se la prende direttamente con
Medvedev, che lo ha destituito: «Come si concilia questa situazione con i suoi appelli allo “sviluppo della democrazia”?».
Mi sembrano domande e polemiche poste fuori tempo massimo. Ma forse no. Il primo cittadino magari vincerà il ricorso e tornerà in auge.
D’altronde, anche dalle nostre parti, un direttore di tg e’ diventato “icona della sinistra” per essersi accorto con 18 anni di ritardo, quello che Montanelli aveva capito dopo 18 minuti di colloquio ad Arcore.
Ad maiora.

SE TUTTI I CORONA SBARCANO SULL’ISOLA

Su Fabrizio Corona in questi giorni si sta scatenando un diluvio di cattiverie. Soprattutto via radio. Non solo quelle private, ma anche le trasmissioni che dovrebbero offrire “istruzioni per l’uso”.
Contro Corona, che non fa niente per risultare simpatico, si accaniscono i perbenisti, sempre alla caccia del capro espiatorio. Non si capisce come i suoi rapporti con Lele Mora (negati, ieri sera a Striscia) abbiano riempito le pagine di “autorevoli” quotidiani. Non vorrei citare la Napoli o Stracquadanio, ma magari meglio accanirsi su chi occupa incarichi pubblici.
Francamente, in queste ore, e’ un’altro Corona che mi ha lasciato di stucco. Il Mauro che sembra pronto a sbarcare sull’Isola dei famosi. Il montanaro che ha raccontato le sue terre e i suoi amici spazzati via dal Vajont, che finisce a bruciar foto di – presunti – famosi in riva al mare, mette una tristezza infinita. Nei suoi libri, attacca l’effimera cultura televisiva. Per finire poi in una trasmissione chiave di quel mondo.
Spero solo che – se davvero andrà, anche se ora, come un Mastella qualsiasi ha rinculato – Mauro indossi una maglietta Corona’s e finisca per lanciare mutande dalla sua baita di Erto.
Ad maiora.

MAI PIU’ SENZA: SE RITORNA ANCHE ALBERTINI

Alla conferenza stampa milanese dei finiani, l’unico momento di imbarazzo e’ stato in occasione di una domanda sui rapporti con Gabriele Albertini: ottimi, hanno detto, spiegando che, finche’ non tornerà in campo a Milano, e’ inutile affrontare il problema.
Per prepararsi a tale eventualità, consiglio la lettura di un libro del 2007 di Luigi Offeddu e Ferruccio Sansa: Milano da morire (Bur, RCS). Il volume e’ istruttivo. Rivela scandali etici, anche se spesso senza conseguenze penali (la magistratura sembra infatti giudicare normali cose, che a me tali non paiono). Il capitolo più interessante e’ quello che racconta il più recente “sacco di Milano”: quello dei parcheggi. Albertini – che nel primo mandato a mio giudizio non governo’ male – nella sua seconda consigliatura pretese ed ottenne (tra il 2002 e il 2006) i poteri di Commissario straordinario per l’emergenza traffico. Chiunque passeggi per la citta’ si renderà facilmente conto del successo di quella operazione (costosa, peraltro).
La principale attività del Commissario fu soprattutto quella di autorizzare parcheggi a tutto spiano (e a multi-piano) che sono andati a turbare la vita di molti quartieri (i più – va ricordato -costruiti da coop rosse).
Tra i tanti parcheggi che hanno suscitato polemiche, due in particolare gridano vendetta: uno alla Darsena e l’altro sotto la Basilica di Sant’Ambrogio. Il primo e’ stato stoppato dal sindaco Moratti (cui va dato il merito, nel breve periodo in cui e’ stata Commissario, di aver tentato di bloccare il bloccabile). Il tira e molla ha trasformato, per mesi, l’area in una discarica, invasa da sterpaglie.
Il secondo progetto – dopo molte, inutili, frenate – procede in una delle aree più delicate della citta': i lavori sono iniziati a giugno.
Cinque piani di parcheggio, sotto la bimillenaria Basilica, che fu fatta costruire dal Vescovo Ambrogio, sul cimitero dove sono seppelliti i martiri cristiani di Milano. Scrivono i due colleghi: “Per oltre 1600 anni, nonostante guerre, bombardamenti e rivoluzioni, la Basilica di Sant’Ambrogio e’ rimasta quasi intatta. Nessun padrone della citta’ – neppure gli invasori come Napoleone (che trasformo’ in un allevamento di bachi da seta l’Abbazia di Pontida, Ndr) – ha voluto o potuto intaccare qualcosa: dentro, intorno, o sotto i suoi tesori. Fino ai nostri tempi”.
Il sovrintende che ha cercato di bloccare l’opera e’ stato trasferito a Potenza (ora e’ a Salerno).
Alla commemorazione di Riccardo Sarfatti, organizzata alla festa democratica, Carlo Monguzzi ha voluto leggere una delle ultime interrogazioni dell’ex sfidante di Formigoni: contro lo scempio di quel parcheggio e a difesa di quella Basilica, dove peraltro sono state celebrate le esequie di Riccardo.
Se davvero l’europarlamentare Albertini si ricandidera’ a sindaco, spero vorrà spiegare perché si e’ deciso di turbare la quiete di quanti sacrificarono la vita per diffondere il cristianesimo, per impiantare quelle “radici cristiane” di cui molti oggi si riempiono la bocca.
Ad maiora.

BOCCHINO E LA TERZA GAMBA

La sala (non grande) dell’Umanitaria e’ piena come un uovo. E, ad ascoltare i rumors dei partecipanti, più di ex Fi che ex An.
Sbarca cosi’ a Milano, Generazione Italia. Domando a Cristiana Muscardini se nella terra del leghismo e del berlusconismo ci sia spazio per una “terza gamba” e lei risponde che, senza quella, il centro destra non starebbe in piedi.
A pochi passi dal Tribunale (la giustizia e’ un cavallo di battaglia anche tra i finiani) e’ andato in scena il primo vertice dei circoli lombardi di Generazione Italia (120, dicono gli organizzatori, con 2.000 iscritti), il movimento che ancora non e’ Partito ma comunque ha chiaramente intrapreso quel cammino.
Quando chiediamo a Italo Bocchino (passato da peone a star, ora applauditissima, potere della tv) se in caso di voto anticipato Fli sarebbe pronta a correre, risponde, con una certa sicumera: con l’esperienza politica che abbiamo, siamo sempre pronti, anche domenica prossima.
Poi avvia quelle schermaglie con le seconde linee del Pdl che ingolosiscono i giornalisti (Bocchino arriva a Milano dopo aver registrato il suo intervento alla Terza Camera, televisiva, e replica a Frattini che replicava alle sue parole, in un controcircuito mediatico che manda in onda prima le repliche poi le dichiarazioni) ma che sospetto annoino il 90 per cento degli italiani.
Nella sala dell’Umanitaria (un tempo, da qui mandavamo in onda Milano-Italia, trasmissione purtroppo inimmaginabile nell’odierna Rai), i leader del partito finiano (Moroni, Valditara, Della Vedova, ma anche Landi di Chiavenna e Ciabo’) parlano ai militanti. Il clima e i toni dei discorsi rimangono da campagna elettorale. Ne’ più ne’ meno di quel che accade non distante Castello Sforzesco, in questi giorni privatizzato, per la festa del Pdl).
How long? Fino a quando, cantavano gli U2.
Ad maiora.

QUANDO L’AUDI FA DOPPIETTA

Chiunque abbia visto almeno una volta Top Gear sulla Bbc si sara’ accorto subito che quello e’ un modo, giornalistico ed etico, di affrontare il “pianeta auto”. I due colleghi inglesi che, sorridendo, guidano la trasmissione fanno le pulci a ogni vettura. Se fa schifo lo dicono, se prende bene le curve pure. Fanno vedere i crash test e vi consigliano quale auto, a parità di prezzo acquistare, se volete sopravvivere al primo incidente. E non sono due ecologisti o anti-sviluppisti. Irridono ciclisti e pedoni. E si confrontano su quale auto sia più veloce e più divertente da guidare.
In Italia, anche su questo fronte, siamo al neolitico. Le riviste specializzate sponsorizzano alcuni modelli (cosi’ come i farmacisti indicano un dentifricio anziché l’altro). E i servizi tv che parlano delle macchine le descrivono sempre cosi': “bella, scattante, agile”. Gli uffici stampa delle case automobilistiche ringrazieranno.
E anche in questo campo ovviamente spunta il conflitto di interessi. L’Audi, ad esempio, sponsorizza il Milan. Qualche giorno fa la società ha regalato a giocatori e staff una sessantina di macchine per affrontare – senza i patemi e le complicazioni di noi, comuni mortali – il prossimo campionato. A ruota, i tg Mediaset realizzano servizi nei quali le nuove Audi vengono a dir poco esaltate. Qualche giorno fa Studio Aperto. Con gnocca tacco 12 e mini, seduta al volante (non ricordo il modello, distratto dal pilota).
Stamattina uno speciale del TgCom (interamente dedicato ad Audi) dove la nuova vettura veniva definita “fantastica”.
Ad maiora.