Giorno: 6 luglio 2010

PILLOLE MONDIALI. 22

Ancora qualche pillola per alleviare l’assenza di qualcuno per cui tifare. E per dare un senso a qualche gol.

L’Uruguay oltre la semifinale non poteva andare, questo sembra chiaro. L’Olanda arrivata in finale ora può anche vincerla. Ha una squadra solida. Magari non spettacolare, ma sempre in palla.

Si è esaltata in questi giorni la formazione fatta di giovani ma oggi il primo (bel) gol l’ha realizzato uno che di anni ne ha compiuti 35. Giovanni van Bronckorst, nato a Rotterdam, ha iniziato a giocare nel Feyenoord (la squadra della sua città) nel lontano 1992, poi dal 1994 al 1998 e vi è tornato a militare nel 2007, dopo una (lunga) parentesi nell’Arsenal e nel Barcellona (guidato da un altro mitico connazionale Rijkard) quando ha espresso la sua nostalgia per casa, si è svincolato ed è tornato a baita. Pur essendo un terzino sinistro, nella sua carriera van Bronckorst ha realizzato 54 gol (uno anche agli azzurri nel devastante 3-0 dell’esordio degli Europei 2008).

Nella nazionale olandese gioca dal lontanissimo mondiale del 1998 (in Francia, vinto dalla Francia). Ma aveva esordito in amichevole nel 1996 contro il Brasile (2-2). 104 le partite al suo attivo e ora anche l’onore della fascia da capitano. Sogna di sollevare la coppa domenica prossima e poi dire addio alla nazionale Oranje.

Conosciuto come Gio, van Bronckorst è di padre olandese e di madre delle Molucche. L’arcipelago ora sotto il dominio indonesiano (dalla fine della Seconda Guerra Mondiale), è stato anche colonia olandese. Lo fu anche inglese, portoghese e giapponese, ma quello oranje fu tra i domini meno invisi (erano tutti qui a caccia di noci moscate e chiodi di garofano). L’arcipelago non è mai stato indipendente e alla fine dello scorso secolo ha vissuto una colonizzazione islamica che ha portato tensioni e scontri etnici, ora placati. La popolazione è metà cristiana e metà musulmana.

Il secondo nome di van Bronckorst (non bastasse nel primo il riferimento a San Giovanni Battista) è Christiaan…

NOTIZIONA: D’ESTATE FA CALDO!

Anto’, fa caldo! Diceva una riuscita pubblicità che ci martellò qualche estate fa. Un tormentone che praticamente da allora invade tutti i nostri telegiornali ogni santa edizione. Fa caldo d’estate e freddo d’inverno. Due non notizie con le quali si sottraggono spazi a tematiche ben più interessanti rispetto alle condizioni meteo (per le quali, lo ricordiamo ci sono le apposite previsioni prima, dopo e a volte anche durante il tegiornale). Succedono cose ben più rilevanti. In Italia e all’estero.
Anto’, fa caldo! è un sistema di fare informazioni che partito dalle tv commerciali è approdato, con poche resistenze, nel servizio pubblico. Ci sono città italiane che sono più a sud di quelle nordafricane. E’ normale faccia caldo. Sono considerazioni che vanno bene in una conversazione da ascensore, non tali da rappresentare una delle venti notizie (da tutto il mondo) che riempiono la scaletta di un telegiornale. Ci sono anche politici, come il governatore veneto, che si lamentano se le previsioni annunciano pioggia nel week end. Deprimono l’econonomia ‘sti meteorologi! Tutti al mare, anche in Padania, e anche se piove…

Eppure se andate a vedere un tg in un luogo pubblico, noterete che quelle alla fine sono le notizie legate al meteo risultano le più seguite, quelle più commentate. Viaggiamo in macchina, navighiamo su internet e facciamo la spesa al super. Ma siamo rimasti un popolo dalla mentalità contadina. Il meteo ci interessa come se dovessimo seminare fagiolini o raccogliere le patate. Lo fa una piccola percentuale di noi, ma l’imprinting sembra essere rimasto in tutta la popolazione. Siamo un popolo di mezzadri. Dividiamo con padrone il raccolto. Ma è lui a guidare l’azienda. Ops, il governo.