La vita e’ fatta così. Ci sono dei cassetti chiusi da anni che ogni tanto vengono riaperti. E ti fanno piano piano tornare ricordi. Di un mondo che non solo c’e’ più, ma non sembra nemmeno essere esistito. Conosco Milko Pennisi, il consigliere comunale milanese della Pdl arrestato ieri per tangenti. Negli anni Ottanta eravamo entrambi iscritti allo stesso partito, quello liberale. Entrambi eravamo dirigenti del movimento giovanile (si chiamava Gli, da pronunciarsi con la g gutturale). Entrambi a lungo militanti della stessa corrente, democrazia liberale, guidata da Altissimo. Io poi l’abbandonai per approdare a una corrente “più di sinistra”, nuova democrazia liberale (Patuelli e Morelli i leader). Anche democrazia liberale era di “sinistra” ma più filo governativa. I suoi aderenti nel momento in cui il PLI si sciolse tra arresti e vergogne (a Napoli e dintorni), approdarono in larga maggioranza a Forza Italia. Anche la corrente di destra approdo’ allo stesso movimento berlusconiano. La “sinistra” gobettiana mantenne e mantiene una forma di rappresentanza liberale (ignota ai più, emersa solo quanto Berlusconi voleva chiamare il partito del predellino, Partito della libertà, nome già registrato dai liberali e che fu quindi inibito al premier e ai suoi sodali – che organizzarono anche un simil referendum- propaganda per approdare all’attuale nome) anche se i più, come molti partigiani alla fine della guerra, si ritirarono a vita privata. Io, che nel 1989 ero nella direzione nazionale della Gli (sempre da leggersi con la g gutturale) uscii dal partito, prima con una dichiarazione di voto al Pci, poi inviando una lettera di dimissioni nella quale invocavo “mani pulite” (rischiando di beccarmi anche una querela dal partito, ero troppo in anticipo sui tempi…). Ora l’arresto di Milko che negli ultimi anni ho incrociato solo in Consiglio comunale, io nelle vesti di giornalista, lui in quello di consigliere. Le nostre strade si sono divise 20 anni fa. Ma ieri sera il fiume di mail e telefonate di amici sul suo arresto ha riaperto quel cassetto, quasi dimenticato. Ora lo richiudo subito. Vado a insegnare ai futuri giornalisti l’etica della professione: quella del giornalismo che, alla fine, mi sembra sia davvero meglio di quella del politico.
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